Referendum

13 giugno 2008 alle 07:06 | Pubblicato su referendum | Lascia un commento

Oggi Andrea Bonanni ha proposto una riflessione sull’uso dello strumento referendario, partendo dalla bocciatura, da parte dell’Irlanda, del Trattato di Lisbona.

A quanto pare non sono l’unico che ha delle remore sull’uso disinvolto dello strumento referendario.

Io però in questa sede di discussione e di confronto più libera vorrei porre il problema del referendum. Ma siamo davvero sicuri che questa massima espressione della democrazia diretta sia il modo migliore per gestire scelte difficili in società complesse come sono quelle attuali? L’Europa ha già collezionato una lunga serie di <no> (Irlanda due volte, Danimarca, Svezia, Francia, Olanda) su temi diversi e con motivazioni diversissime, spesso contrapposte. E anche in Italia, a partire dal referendum sul nucleare per arrivare a quello sulla fecondazione assistita, il risultato delle consultazioni popolari su scelte particolarmente complesse non si è sempre dimostrato di grande lungimiranza. Uno dice: questa è la democrazia, adeguiamoci. Va bene. Ma che democrazia è quella in cui la gente si pronuncia su temi che non conosce facendo scelte di cui non può prevedere gli effetti? Anche su questo, forse, occorrerebbe riflettere.

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Consiglio Comunale: non passa il referendum

13 febbraio 2008 alle 05:02 | Pubblicato su referendum | Lascia un commento

Per quanto mi sforzi non trovo nella Direttiva Seveso, l’obbligo di indire il referendum consultivo prima di approvare il progetto per un impianto sottoposto a questa disciplina.

Che un obbligo non ci sia è dimostrato anche dal fatto che si possa scegliere di non indire il referendum, come è avvenuto nei Comuni di Agrigento e Porto Empedocle, al contrario di quanto accaduto a Priolo.

Se è possibile scegliere trovo di pessimo gusto, se non addiritura disdicevole, la gogna mediatica contro quei consiglieri che, convinti della propria posizione e di interpretare le intenzioni dei propri elettori, hanno deciso di non avallare la scelta del referendum consultivo. Referendum che implica una spesa per le casse comunali e può essere contraddetto dalle scelte dell’Amministrazione non vincolata in nessun modo dal risultato referendario.

La democrazia rappresentativa, nel bene e nel male, prevede che si scelgano dei rappresentati che decidano a nome e per conto della collettività. Inoltre più volte è stato ricordato, anche da importanti esponenti delle Istituzioni, che il ricorso eccessivo alle urne stanca i cittadini, come hanno dimostrato tutti i referendum nazionali indetti negli ultimi dieci anni, per i quali l’affluenza alle urne non ha mai raggiunto, neanche lontanamente, il quorum.

La possibilità di indire un referendum è appunto una possibilità. L’atteggiamento persecutorio di chi voleva a tutti costi il referendum credo sia un pessimo esempio di rispetto delle posizione altrui, rispetto che non deve mancare, soprattutto quando le posizioni dell’interlocutore sono distanti dalle proprie.

Infine indire un referendum nell’approssimarsi di diverse tornate elettorali, che potrebbero cambiare il colore delle amministrazioni – locali, regionali e nazionali -, rischia di essere totalmente inutile poichè, cambiando governo, potrebbero cambiare gli indirizzi politici sulle questioni energetiche.

Mi auguro che la battaglia di quanti sono contrari al rigassificatore, per ora combattuta verbalmente con toni accesi, non preveda – ora che il referendum non può essere più un’arma di combattimento – l’innalzamento di barriccate e presidi per le strade. Significherebbe contraddire una scelta democratica espressa in una pubblica assemblea e, in pratica, rifiutare il principio democratico rivendicato in questi giorni.

GN

Di seguito una rassegna degli articoli sulla stampa locale:

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    Perchè non un referendum in tutta la Sicilia?

    12 dicembre 2007 alle 06:12 | Pubblicato su Carmelo D’Angelo, Commenti, grafica, referendum | Lascia un commento

    Leggendo certe notizie mi cadono le braccia.

    A mio parere ha poco senso un referendum ad Agrigento, figuriamoci estenderlo a Palma di Montechiaro e Licata!

    Diventa indispensabile coinvolgere anche i comuni del litorale occidentale, e perchè non tutta la Sicilia?

    Come per le due località della provincia è possibile anche affermare (senza argomentare)  che

    la costruzione del rigassificatore possa creare danni anche all’immagine turistica delle località della Sicilia che per la bellezza delle loro coste hanno una naturale propensione al turismo che si sta sviluppando con benefiche ricadute sull’occupazione.

    GN

    Napolitano: impegno congiunto tra cittadini e istituzioni rappresentative

    2 ottobre 2007 alle 03:10 | Pubblicato su documenti, Giorgio Napolitano, referendum | Lascia un commento
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    Lo scorso 26 settembre, visitando Colfiorito nel decennale del terremoto, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo discorso, ha sottolineato l’importanza del lavoro congiunto, non alternativo, tra cittadini e istituzioni rappresentative.

    Infine, vorrei dire che questa esperienza ci ha anche fatto intendere meglio – e in questo momento è importante sottolinearlo – quale forza possono avere le istituzioni rappresentative, le istituzioni democratiche: quale ruolo insostituibile spetti loro e quale forza possano avere quando sanno essere a fianco delle popolazioni, dei cittadini, e quando tra esse e i cittadini si realizza una sintonia, un impegno congiunto.

    Quell’impegno congiunto è stato la chiave decisiva del successo in questi lunghi 10 anni. Penso che i risultati ottenuti, che sono stati straordinari – dobbiamo dirlo anche senza ignorarne, naturalmente, la fatica e le ombre – sono stati ottenuti anche attraverso una dialettica vivace, attraverso un confronto tra opinioni diverse, soprattutto in seno alle assemblee elettive. Sono risultati che, mi auguro, siano sentiti da tutti come motivo di vanto, come motivo di orgoglio.

    Sono certo che il Presidente non intenda screditare lo strumento referendario, ma sottolinea, nella situazione attuale nella quale cresce l’ondata di antipolitica, che le istituzioni rappresentative possono lavorare per il bene dei cittadini.

    E’ quello che io auspico per i comuni di Porto Empedocle e Agrigento, per la Regione Siciliana e per l’Italia tutta.

    GN

    Per fare funzionare la democrazia

    25 settembre 2007 alle 01:09 | Pubblicato su Commenti, referendum, Salvatore Pezzino | Lascia un commento

    “Per fare funzionare la democrazia” è il titolo dell’ultimo intervento che Salvatore Pezzino ha scritto per la sua rubrica In corsivo su AgrigentoNotizie.it. Non si prenda questo mio commento come polemica, ma come partecipazione al dibattito culturale.

    Scrive Pezzino:

    l’esercizio delle regole di democrazia e la partecipazione dei cittadini alle principali scelte che li riguardano, comportano anche la disponibilità di risorse concrete

    Verissimo. Il problema è che questo strumento referendario ha valore esclusivamente consultivo, in linea di principio potrebbe essere contraddetto dalle scelte del Consiglio Comunale, facendo venir meno proprio il principio democratico.

    Questo impegno finanziario non può essere catalogato come costo inutile perchè non c’è più proficuo investimento sociale di quello che si pone l’obiettivo di avvicinare amministrati ed amministratori.

    Un vero avvicinamento si avrebbe sguinzagliando i Consiglieri Comunali in giro per la città – come sanno fare benissimo in campagna elettorale – per sentire quello che pensa la gente. Indire il referendum significa separare la volontà del Consiglio Comunale – democraticamente eletto – da quella dei cittadini, significa marcare maggiormente la linea che separa gli amministratori dai cittadini, perchè sarebbero i cittadini ad amministrare e gli amministratori a non far nulla.

    Trovo inoltre alquanto contraddittorio l’avallamento della scelta referendaria con questa posizione

    L’argomento di cui si dibatte, per altro, non si può liquidare con faciloneria ed approssimazione, lasciandolo confinato in ristretti ambienti con elevate capacità decisionali

    Ricapitolimo: l’argomento non si può liquidare con faciloneria e approssimazione , dunque evitiamo che si decida in ambienti con elevata capacità decisionale, che possono evitare faciloneria e approssimazione, e deleghiamo la scelta alla massa che non può in nessun modo evitare di essere facilona, approssimata e, aggiungo io, timorosa.

    La politica faccia ogni tanto qualche passo in avanti e si assuma quelle responsabilità per le quali riceve un mandato fiduciario dai cittadini

    Non è un errore, lo scrive proprio lui dopo aver giudicato ammissibile la scelta del referendum che fa fare ai politici un passo indietro e li libera dalla responsabilità della scelta, disintegrando il mandato fiduciario poichè è implicito che il Consiglio Comunale non saprebbe decidere come vorrebbero i cittadini e dunque li interpella.
    A mio modesto parere l’ondata di antipolitica non si risolve col referendum, considerando anche la disaffezione della nazione a questo strumento che nell’ultimo decennio non ha mai visto il raggiungimento del quorum, ma si affronta e risolve rendendo coscienti i cittadini dell’utilita delle amministrazioni locali. Ribadisco che in una città con 57000 abitanti non è difficile avere il polso della situazione senza la necessità di stanziare – non sprecare – risorse per una soluzione che potrebbe avere una valida alternativa a costo zero.

    La democrazia costa per quello che può rendere, soprattutto sul versante dello sviluppo sociale e culturale di una comunità.

    Sviluppo che si avrebbe spiegando le decisioni ai cittadini, motivandole e difendendole. Anche la scelta del referendum, ad oggi, è inspiegata e immotivata.

    GN

    Colti in flagrante

    21 settembre 2007 alle 11:09 | Pubblicato su Commenti, Gian Morici, referendum, spunti di riflessione | 41 commenti

    Sono convinto che il commento lasciato dal sig. Morici, molto argomentato e specialistico, sia la perfetta dimostrazione di quanto sostengo da tempo.

    Per poter parlare della questione del rigassificatore bisogna essere specialisti… chiedere il referendum è inutile (sebbene una mossa politicamente azzeccata), perchè la gente non potrà mai avere, nonostante dibattiti ed incontri, una conoscenza sufficiente a comprendere l’interesse locale e nazionale.

    Nonostante ciò, non metto in dubbio che i cittadini possano e debbano partecipare alla fase di pianificazione, come ad esempio di destinazione del territorio, ma non possono certo decidere tecnicamente.

    Sono il primo a chiedere una corretta informazione, poichè sono convinto che l’informazione ed un corretto ragionamento possano portare a scelte condivise.

    So bene che la rigassificaione potrebbe avvenire sulle metaniere, ma non su ognuna che arriva, bensi su una ormeggiata, in maniera permanente, a largo. Le tonnellate di cloro in acqua sarebbero dunque le stesse, visto che il processo di rigassificazione non cambia. E’ da considerare che un impianto di depurazione delle acque rimetterebbe in mare acqua pura, ma questo significa integrare il progetto dell’impianto non eliminarlo.

    Sottolineo dunque che continuare a buttare dati a caso, sebbene veritieri, non serve a fare informazione.

    Sono d’accordo che gli interventi generici non servano, ma quelli specialistici per definizione non sono adatti a tutta la popolazione. Qui mi propongo di argomentare con buon senso, cosciente che la legge è dalla mia parte, mi tutela, tutela la mia salute, tutela l’ambiente. A me tocca il compito di vigilare, ma non di porre veti ingiustificati, soprattutto quando le competenti autorità non hanno trovato motivi per ostacolare il progetto.

    Vorrei infine puntualizzare che il bello (o il bruto?) della democrazia partecipativa consiste nel delegare a pochi la facoltà decisionale. Questo significa che tutti i cittadini devo responsabilemente scegliere chi li rappresenti e chi possa rappresentare onestamente i propri interessi. D’altra parte gli eletti hanno i dovere di decidere seguendo gli interessi della cittadinanza tutta.

    Comunicato stampa

    20 settembre 2007 alle 11:09 | Pubblicato su Comunicati Stampa, Fatti & Notizie, Gian Morici, rassegna stampa, referendum, Rossana Interlandi | 1 commento

    Stamane abbiamo inviato ad alcune testate della provincia di Agrigento una nota nella quale sinteticamente abbiamo esposto quanto in questo blog è stato evidenzianto nel corso di questi mesi.  Di seguito il testo della nota

    Il Comitato pro rigassificatore intende replicare alle dichiarazioni dell’Assessore Interlandi e alla conseguente nota del Comitato pro referendum – Norigassifcatore di Agrigento.

    Non è chiaro infatti dove si possa costruire un rigassificatore. L’area già industriale di Augusta sarebbe da sconsigliare, l’area per lo sviluppo industriale di Porto Empedocle comprometterebbe la vocazione turistica dell’agrigentino, le riserve naturali e i parchi paesaggistici sono naturalmente esclusi per il loro pregio, le zone archeologiche sono off-limits.

    Vista la necessità di differenziare le fonti di energia ed assicurare l’indipendenza da canali unici (per evitare aumenti dei prezzi dovute a fibrillazioni internazionali), dove sarebbe auspicabile costruire un rigassificatore?

    Ci chiediamo inoltre come sia possibile definire “imposta dall’alto” la scelta di amministratori – locali, regionali e nazionali – democraticamente eletti dalla cittadinanza per curarne gli interessi.

    Auspichiamo infine che i Consigli Comunali di Agrigento e Porto Empedocle, come anche le rispettive Amministrazioni, abbiano il coraggio di affrontare responsabilmente il dovere decisionale loro affidato dalla cittadinanza. I componenti delle Amministrazioni locali hanno tutte possibilità di studiare i progetti e scegliere per il bene della popolazione locale e per l’interesse dell’intero Paese.

    Delegare la scelta ai cittadini significa, in questo caso, mettere in balia di emozioni e paure, che nascono dalla disinformazione, un progetto che potrebbe essere strategico per l’Italia.

    Invitiamo la cittadinanza tutta ad informarsi bene sulla vicenda del rigassificatore, consultando anche il sito del nostro Comitato che si impegna a dare spunti di riflessione che possano coniugare tutela dell’ambiente, sviluppo economico e interesse del Paese.

    Luigi Di Rosa – Giovanni Nocera

    Comitato pro rigassificatore – Agrigento

    Confronto col Comitato pro referendum

    13 settembre 2007 alle 02:09 | Pubblicato su Commenti, Gian Morici, referendum, spunti di riflessione | 8 commenti

    Il Sig. Morici, cofondatore del Comitato pro referendum – No rigassificatore, ha lasciato un commento al post che ho scritto sul mio blog circa la vicenda del referendum sull’impianto di rigassificazione a Porto Empedocle. Scrivo qui la risposta anche per chiarire meglio acuni aspetti sollevati dal commento.

    Naturalmente il rigassificatore non è la panacea di tutti i mali, ma l’investimento che l’Azienda deve fare per l’impianto può avere ripercussioni positive sull’economia del territorio e di tutta la nazione.

    Il 60% dell’energia elettrica prodotta in Italia deriva dal metano, che serve anche al riscaldamento, come far fronte alla crescente richiesta di energia elettrica e quindi di metano? Credo che bruciare carbone o petrolio non sia la soluzione ambientale preferibile, ma sarà quella necessaria senza l’opportuno approvigionamento di metano grazie ai rigassificatori. Le vicende degli ultimi anni dimostrano infatti che non differenziare le fonti di approvigionamento fa aumentare il prezzo del metano in caso di fibrillazioni nei paesi produttori.

    Ma perchè proprio a Porto Empedocle?

    Non conosco le specifiche tecniche del progetto, posso immaginare che la posizione strategica del porto di Porto Empedocle, affacciato sul Mar Mediterraneo, e la disponibilità di un’area sufficientemente estesa abbiamo fatto pensare al sito dell’area industriale. Un’area che è già industriale .

    Quello che mi ha convinto della posizione ideologica del Comitato No rigassificatore è che i problemi che si prospettano sembrano nascere oggi e non quando, ad esempio, si è deciso di rubare al mare decine di metri quadrati con il riempimento nel quale, oggi, è istallato anche l’impianto di dissalazione. Una simile opera non ha ripercussioni sull’erosione della costa? E perchè una tale propaganda non è stata fatta prima? L’allungamento del molo sarà solo un’inezia di fronte alla superfice rubata al mare in questi anni.

    Resto comunque del parere che delle infrastrutture vadano costruite, anche correndo dei rischi, commisurabili ai benefici, come l’ampliamento del porto di Porto Empedocle. Avere a disposizione il tesoro della Valle dei Templi (che qui entra in gioco solo in quanto attrazione turistica e non in quanto minacciata direttamente dall’impianto) e non mettere in essere le strutture che possano accogliere i turisti disposti a spendere per visitarla significa non averla e non condividere con l’umanità un tale patrimonio.

    E qui veniamo alla minaccia di cancellazione della Valle dei templi dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità stilata dall’UNESCO. Forse chi ha palesato questa possibilità non conosceva bene la questione e immaginava che l’impianto sarebbe stato costruito a ridosso del posto di ristoro nel cuore del parco archeologico. Evidentemente un impianto costruito a molti km dal parco e da quest’ultimo completamente invisibile non può compromettere la bellezza del sito. Ma se, nonostante queste evidenze di buon senso, cancellassero la valle dalla lista – mi permetto qui di essere un po provocatorio – ce ne potremmo strafottere: la Valle dei Templi resterà comunque una meraviglia e anzi dovremo lavorare di più perchè sia conosciuta in tutto il mondo, magari andando a cercare i turisti nei loro paesi. La Valle e il parco paesaggistico non hanno bisogno di certificazioni, sono un patrimonio per il fatto che esistono! E possono essere patrimonio dell’umanità se l’umanità è facilitata nella fruizione del bene. Avere un sito col bollino e non avere chi lo visiti è un controsenso.

    Se ostacoli insormontabili si mettono all’impianto di rigassificazione, sono ostacoli che si pongono anche ad ogni sviluppo turistico del porto di Porto Empedocle. La possibile erosione della costa potrebbe esserci anche per la costruzione del molo esclusivamente a scopo turistico.

    Vorrei qui ribadire che la mia avversione al referendum è giustificata dal fatto che la questione sia da valutare, da una parte, dal lato tecnico e quindi i tecnici (politici, enti, università) devono risolvera, d’altra parte è una questione che suscita parecchie emozioni. La popolazione chiamata al referendum non sarà mai in grado di conoscere, capire e apprezzare il progetto (non solo nell’interesse locale, ma anche nazionale) al punto da sopire il forte impatto emotivo che certa parte della cittadinanza illuminata solleva.

    Per quale ragione in tutte le città italiane interessate da progetti analoghi, associazioni, sindacati, prtiti politici e popolazione, li hanno osteggiati? Se realmente fossero la panacea di tutti i mali, saremmo noi gli unici geni ad averlo capito?

    La storia italiana dimostra che siamo stati talmente geni che a fronte di un forte impatto emotivo, l’incidente di Cernobil, abbiamo rinunciato al nucleare, perdendo i soldi degli investimenti già fatti, i soldi dovuti al prezzo più elevato dell’energia elettrica e avendo la stessa possibilità di inquinamento da radiazioni visto che le centrali nucleari funzionano a pieno regine appena oltre le Alpi.

    Vogliamo oggi perdere anche questa occasione? No. Non dobbiamo perderla e anzi dobbiamo guadagnarci!

    Resto disponibile ad ogni confronto basato su argomentazioni razionali e che eviti di sollevare paure e fantasmi che non aiutano a capire e distolgono l’attenzione dai dati concreti.

    GN

    Confimpresa contro il rigassificatore

    1 settembre 2007 alle 11:09 | Pubblicato su Alessio Lattuca, referendum, spunti di riflessione | Lascia un commento

    Su AgrigentoNotizie.it leggo con stupore la lettera di Alessio Lattuca, direttore di ConfImpresa, che mette in rilievo alcune interessanti questioni – come lo sviluppo del capitale sociale per accogliere il capitale economico in cerca di bellezze naturali e archeologiche – con altrattanto fumo sugli occhi circa la vicenda del rigassificatore.

    Comincio col far notare che a fronte della richiesta di

    senso di responsabilità piuttosto che i noti comportamenti

    rivolta agli amministratori, di maggioranza e opposizione, si ritiene

    estremamente utile, ovvero indispensabile consultare i cittadini attraverso un moderno ed efficace strumento di democrazia qual è il referendum

    che, invece, esautora gli stessi amministratori dalla responsabilità della scelta. Inoltre vincola la scelta delle persone, poco informate e poco interessate, a

    interessi economici di tipo individuale

    poichè ognuno deciderà per la custodia del proprio orticello, senza considerare l’interesse comune, e sotto pressione di poteri forti che sfruttano la paura per le nuove tecnologie.

    Vediamo allora di rispondere alla fatidica domanda

    come sia possibile coniugare sviluppo socio – economico, sviluppo turistico ambientale e rispetto della qualità della vita, con una struttura così pericolosa e probabilmente inquinante?

    Io credo che la vicenda del rigassificatore a Porto Empedocle possa fare scuola nella possibilità di coniugare tutti i fattori in gioco. Ma andiamo con ordine.

    La struttura NON è inquinante, non c’è combustione di alcunchè, ne produzione di scorie o sostanze inquinanti. Inoltre l’approvigionamento di gas metano può incentivare la riconversione di centrali elettriche a carbone in centrali a metano, così come potrebbe dare impulso alle macchine a metano, tanto pubblicizzate dagli ambientalisti.

    Per quanto riguarda la pericolosità sono certo che gli attuali standard tecnologici che permettono di andare in automobile con una bombola di GPL (Gas Propano Liquido) nel bagagliaio, possano permettere di stoccare grandi quantità di metano in un’area che non presenta rischio di incidenti.

    Passiamo ai possibili rischi ambientali. Posto che l’impianto di rigassificazione non è inquinante, l’unico rischio dovuto alla presenza dell’impianto e alle strutture accessorie potrebbe, e sottolineo potrebbe, essere quello dell’erosione della costa. Se questo rischio fosse determinante nella scelta, dovrebbe essere ponderato anche nel caso di possibili allargamenti dei porti (quello di Porto Empedocle per le navi da crocera, e quello di S. Leone per le imbarcazioni) per accogliere turisti. Siamo quindi disposti a correre qualche rischio oppure siamo condannati all’immobilismo? Chi sostiene che questo rischio non può essere in nessun modo accettato sta indirettamente dicendo che Agrigento non potrà mai avere un porto turistico di alto livello. Ma se questo rischio può essere accettato per trarne benefici diretti, credo sia accettabile anche per trarne benefici indiretti.

    Il dragaggio e l’ampliamento del porto di Porto Empedocle, a spese dell’impresa che gestisce il rigassificatore, sarà un’opportunità di sviluppo turistico per la provincia di Agrigento, perchè permetterà la realizzazione di quelle strutture che possono aumentare il volume di traffico di turisti.

    L’impianto sarebbe invisibile dal Parco archeologico della Valle dei Templi e dal Parco letterario Luigi Pirandello (sono andato a verificare di persona e così ha certificato la Sovraintendenza ai Beni Culturali) e non minaccia assolutamente il sito della valle come Patrimonio dell’Umanità. Ogni minaccia di cancellazione dalla lista dell’UNESCO si presenta, ai miei occhi, dettata da interessi diversi dalla natura della segnalazione come Patrimonio dell’Umanità.

    GN

    Siamo contrari… al referendum

    25 agosto 2007 alle 05:08 | Pubblicato su referendum | Lascia un commento

    Nel mio blog ho già spiegato perchè sono contrario al referendum sulla questione del rigassificatore. Qui proverò ad essere più formale e forse più chiaro.

    Innanzi tutto vorrei capire perchè i cittadini di Agrigento saranno chiamati ad esprimere un parere sulla destinazione di un’area sita nel comune di Porto Empedocle. La trovo una cosa stravagante, ma nella terra di Pirandello, nella zona Caos, potrebbe apparire una licenza burocratica e non un madornale errore dell’amministrazione di Agrigento.

    Più sensato sarebbe stato interpellare i cittadini di tutta la Provincia di Agrigento. O forse, visto l’interesse della Regione, tutti i Siciliani. Direi di più: poichè l’impianto ha interesse strategico nazionale sarebbe il caso di fare un referendum tra tutta la popolazione. Non solo per decidere della sorte di quest’impianto, ma per ogni opera: TAV, autostrade, ponti, porti. Ogni decisione dovrebbe vedere interpellati tutti i cittadini italiani.

    Converrete con me che nel giro di poco tempo si dovrebbe cambiare sistema, magari passando alla democrazia rappresentativa. Il nome sembra complicato ma il funzionamento è semplice.

    Tutta la cittadinanza sceglie dei rappresentanti (a livello locale, regionale, nazionale) con il compito di riunirsi per amministrare la cosa pubblica. Se i rappresentanti si dimostrano incapaci di decidere, alla fine del mandato si silurano e al loro posto si manda qualcun altro a governare.

    I rappresentanti dei cittadini, eletti per amministrare, hanno a disposizione numerosi vantaggi e possono usufruire di molte opportunità che permettano loro di formarsi un parere chiaro su ogni questione prima di prendere una decisione. Dovrebbe succedere lo stesso nel caso del rigassificatore. Il Consiglio Comunale (quello di Porto Empedocle) può convocare esperti, studiare i progetti, chiedere pareri tecnici (ad esempio alla Sovraintendenza ai Beni Culturali) in modo da arrivare ad una decisione frutto di attenta analisi. Dopo tanto lavoro credo sarebbe impossibile non saper decidere e scegliere di dare la parola alla cittadinanza che non dispone dei mezzi sufficienti a formarsi una retta opinione della questione.

    Ciò significa che i cittadini non decideranno coscientemente, ma in base a quel poco che potranno sapere del progetto e quindi non sarà tutelato il bene comune, ma vinceranno solamente egoistiche questioni di interesse personale o locale.

    Credo di aver dimostrato l’inutilità dello strumento referendario per decidere dell’impianto di rigassificazione. Reputo l’utilizzo di tale strumento un totale spreco di risorse ed un’offesa a quanti, come me, dedicano del loro tempo all’elezione di rappresentanti alle amministrazioni locali.

    GN

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