Dibattito sul rigassificatore

9 giugno 2008 alle 09:06 | Pubblicato su Commenti, Fatti & Notizie | Lascia un commento
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Oggi ho partecipato ad un dibattito sulla vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle. Sono stato invitato, dal candidato alla presidenza della Provincia Regionale di Agrigento Peppe Arnone, in qualità di promotore di questo comitato, ma anche come candidato UDC per il Consiglio Provinciale. Insieme a me, ma in posizioni nettamente contrastanti, il candidato Giuseppe Iacono per l’Italia dei valori.

Qui il testo del mio intervento, sono cose già scritte abbondantemente su questo blog.

A Claudia Casa, che segue questo blog, chiedo di commentare i post dei quali ha parlato oggi in conferenza stampa. Sarà un modo di approfondire la discussione.

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Aggiornamenti

27 marzo 2008 alle 09:03 | Pubblicato su Ambiente, Commenti | Commenti disabilitati su Aggiornamenti

Sfortunatamente per qualcuno siamo ancora qui.

Anche se l’attività quotidiana ci tiene parecchio impegnati non abbiamo abbandonato il nostro obbiettivo.

Naturalmente l’assenza di governo regionale e amministrazione provinciale in carica non permettono di poter continuare il confronto con gli esponenti della vita politica, impegnatissimi in campagna elettorale.

Vi segnalo però la lettera, pubblicata su Repubblica, della Presidente del Fondo Ambiente Italiano. Nella lettera vengono evidenziati alcuni problemi concretissimi da risolvere per rilanciare il turismo ad Agrigento.

Come spunto di riflessione vorrei far notare che l’assenza attuale di una politica di rilancio, gestione e conservazione del turista, è disastrosa nonostante il rigassificatore sia solo nel mondo delle idee.

Più coraggio per salvare Agrigento dal degrado
Giulia Maria Mozzoni Crespi
20 marzo 2008, LA REPUBBLICA – Palermo


Gentilissimi signor sindaco e componenti della giunta comunale di Agrigento, mi dicono che siete giovani, allora noi vorremmo credere in voi, perché siete il futuro. Ma dovete dimostrarcelo.

Sono tornata recentemente nella vostra splendida città che tanto amo, e di nuovo e con maggior vigore ho compreso come Agrigento, con i suoi palazzi, ma soprattutto con il suo parco archeologico, sia unica al mondo. Sì, un parco unico al mondo per la sua ampiezza, la varietà delle sue rovine, i templi numerosi (figurarsi che in tutta la Grecia esistono soltanto tre templi in piedi!) e per gli ulivi antichissimi, i mandorli profumati e per l´ineguagliabile vista sul mare…
Ma, ahimè, questo gioiello, di cui non esiste eguale, è svilito e compromesso da quella strada che taglia in due il parco archeologico. Rumori continui, torpedoni, macchine che sfrecciano veloci in continuazione, puzza degli scarichi e pericolo di vita per chi osa attraversare la strada!

Da anni viene chiesto che diventi zona a traffico limitato ed il Consiglio del Parco lo ha messo in programma, ma poi?… Tutto è come prima! Nessuno osa decidere. Un immobilismo completo! E anno dopo anno tutto è come prima anzi, peggio di prima…

Tragicamente peggio di prima! Qui ci vuole coraggio, decisione, determinazione, anche a costo di scontentare quelli che guardano soltanto alla propria comodità, senza pensare allo sviluppo futuro.

Voi siete giovani e certamente ne sarete capaci, anche per affrontare le ovvie lagnanze e pressioni da quelli che cercano soltanto di mantenere lo stato attuale delle cose. Però lo stato attuale sta peggiorando. I taxi sono scesi da 23 a 15.

Tutti gli abitanti lamentano un turismo sempre più mordi e fuggi. E persino l´Ostello della Gioventù nel parco stesso da anni è chiuso. Ma quale turista ha voglia di rimanere nell´ampio parco archeologico così inospitale?

Se invece la strada incriminata venisse chiusa e diventasse a traffico limitato – servita da due bus di servizio per il tour che preleva i visitatori ai parcheggi esterni, come a Segesta – con biciclette a nolo per i giovani, qualche carrozza per trasportare i turisti più contemplativi e se poi a metà strada, dove ora posteggiano le auto, vi fosse un ristoro per servire specialità locali di gastronomia onde favorire una sosta piacevole, non si potrebbe dare adito a una controtendenza per un nuovo sviluppo?

Gentilissimi, sta a voi avere queste iniziative, nell´ottica che il più grande gioiello archeologico dell´umanità ha attualmente un risibile numero di visitatori… forse 600 mila, mi dicono e dall´anno scorso pare in diminuzione… mentre Pompei ha circa 2 milioni e mezzo di visitatori e ad Atene il Partenone ne ha diversi milioni. Il mio cuore batte per Agrigento. Per questo vi prego di perdonare il mio intervento.

Il commento dei contrari al rigassificatore lo trovate qui.

Manifesto di sospetti

15 gennaio 2008 alle 04:01 | Pubblicato su Commenti, Gian Morici, Giovanni Nocera, Il Manifesto, Letture consigliate, rassegna stampa | 7 commenti

Paginone del Manifesto dedicato oggi alla vicenda del rigassificatore. I lettori di questo blog possono evitare di leggerlo, l’articolo infatti riporta testualmente tutte le argomentazioni del sig. Morici – intervistato dal giornalista – che abbiamo ospitato in queste pagine.

Lettura consigliabile a quanti avessero voglia di cominciare ad interessarsi della vicenda o si fossero persi qualche “puntata”.

L’articolo ripercorre infatti la storia del rigassificatore fin dalla presentazione del progetto da parte di Nuove Energie, poi passata sotto il controllo ENEL.

Niente da eccepire se non fosse che tutta la storia, più che ad un giornale, si addice allo stile delle avventure del Commissario Montalbano, nel cui ricordo, appropriatamente, si apre l’articolo. Auguro a Massimo Giannetti la stessa fama di Camilleri.

Sono purtroppo costretto a tediarvi con l’analisi puntuale dell’articolo perchè, pur non riportando notizie totalmente false, le insinuazioni sono pesanti. Un po’ come il serpente fece con Eva: “E’ vero che Dio ha detto che non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. No! risponde prontamente Eva, ma in cuor suo immagiana che è limitata, che Dio la vuole fregare, che, in fin dei conti, non poter mangiare di un albero è come non poter mangiare di nessun albero.

Giannetti insinua, ma non dichiara mai apertamente, che tutti i rappresentanti delle Istituzioni (e mi fregio di usare il maisculo al contrario di Giannetti), siano nell’impossibilità di esprimere un giudizio obiettivo sul progetto rigassificatore e ricorrono quindi a strani magheggi.

Viene portato ad esempio il caso della Soprintendente di Agrigento che nel parere dichiara esplicitamente di poter pronunciarsi solo sull’impatto estetico. Non relativamente all’area circostante – guardando la quale non ci sarebbe stato bisogno di scomodare la Soprintendenza – ma relativamente alle competenze della Soprintendenza stessa. Non facendo riferimento, cioè, ad altri ambiti cui non si ha competenza: sanitario, prevenzione del rischio, interessi poco chiari. Tutti ambiti che devono essere esaminati dalle rispettive Istituzioni.

L’insinuazione è però che la Soprintendente abbia chiuso “non uno ma tutti e due gli occhi” dovendo dar piacere a Cuffaro per gli stretti rapporti di amicizia. “Legittimi per carità” si appresta a chiarire Giannetti, ma il sospetto è avviato.

Stesso schema per Giovanni Puglisi per il quale si elencano titoli e cariche, non ultima la Presidenza della Commissione Nazionale Italiana dell’UNESCO, e poi si sospetta che “sia stato proprio Cuffaro a traghettarlo sulla sponda opposta” cosa però che “non costituisce ovviamente reato”. La notizia allora qual è? La “conversione a 360 gradi”? Strana rotazione che significa tornare a guardare nella stessa direzione! Lapsus che forse svela l’impostazione metodologica di Giannetti. Raccontare tutte le circostanze, facendo una panoramica a 360 gradi, ma puntare all’obiettivo iniziale, che scopriremo alla fine dell’articolo.

Non scampa il sindaco di Porto Empedocle Firetto, colpevole di essere dipendente ENEL, di essere in sintonia con i vertici del suo partito – cosa che non riesce bene ai vertici di Rifondazione Comunista -, ma soprattutto di volere per il Comune di Porto Empedocle “soldi e infrastrutture” che arriveranno come opere compensative. E’ proprio uno stupido questo sindaco!

La bugia vera e propria è che Firetto “non fa una piega”. La realtà è che stia operando perchè il massimo investimento possibile resti nel territorio. Cosa riconosciuta anche dal Comitato No Rigassificatore.

Dubbi e insunuazioni, che si spiegano con gli stessi fatti dell’articolo, si sprecano. Un esempio?

Perché – si chiede il presidente del comitato referendario Joseph Morici, che per la sua opposizione al rigassificatore ha anche ricevuto due minacce di morte di probabile matrice mafiosa – l’Enel non ha presentato direttamente il progetto, visto che già all’epoca si parlava di una sua acquisizione di Nuove energie? Che bisogno aveva di mandare avanti una scatola vuota? E perché la regione ha rilasciato le autorizzazioni a un’azienda che non solo non aveva nessuna esperienza sui rigassificatori ma non aveva neanche i soldi per realizzarlo?

La risposta alla domanda in neretto si trova nella parte in corsivo. Non è stato necessario aggiungere una virgola!

Non mancano poi le posizioni dogamtiche con cui si bocciano possibilità reali per lo sviluppo portuale. Altro esempio:

«Dato che per consentire l’attracco delle metaniere l’Enel dovrà necessariamente adeguare le strutture del porto, questo consentirebbe anche alle navi da crociera di approdare finalmente a Porto Empedocle».

Ed ecco la solida argomentazione che confuta la tesi precedente

Se non è una presa in giro, poco ci manca

Il resto dell’articolo leggetelo con quest’occhio. Se qualcuno si cimenterà nel compilare una rassegna di altre posizioni simili nello stesso articolo sarò felice di pubblicarlo.

Prima di finire svelo, a chi ancora non l’avesse chiaro, l’obbiettivo di tanto zelo del Manifesto, con una precisazione.

Il caro Sig. Morici, autore una durissima lettera di accusa verso la stampa locale non condivisa neanche da chi normalmente gli da voce, dovrebbe provare a lavorare per la chiarezza, cosa che già fa, ma senza acconsentire a strumentalizzazioni delle vicende locali che hanno il chiaro fine di colpire i vertici politici siciliani, dello schieramento opposto all’area del Manifesto – non una parola è stata spesa per lo strano comportamento di Marco Zambuto, pur vittima delle contestazioni di Morici -, ed in particolare Totò Cuffaro, lei cui vicende giuduziare sono state volutamente richiamate alla fine dell’articolo, cui prodest?

GN

Qui il testo completo dell’articolo

Fase 2: congrui compensi, non sussidi

27 dicembre 2007 alle 07:12 | Pubblicato su Commenti, Letture consigliate, spunti di riflessione | Lascia un commento

Dopo aver impiegato molto tempo – e altrettante risorse – per spiegare i possibili vantaggi derivanti da un investimento di 600 milioni di euro per l’impianto di rigassificazione ho l’impressione che si stia passando alla fase 2: valutare concretamente l’entità delle opere e degli investimenti compensativi.

Sabato scorso l’intervista di un consigliere comunale dell’amministrazione agrigentina, oggi il sindaco del Comune di Porto Empedocle, danno l’idea che si possa passare a contrattare con l’ENEL, soprattutto dopo il planning delle attività illustrato dall’ing. Luzzio.

Politicamente ha senso la strategia di alzare il prezzo, o quantomeno portarlo alle legittime aspettative delle amministrazioni locali. E’ un’operazione che ha un suo perchè, ma anche i suoi rischi. Non bisogna esagerare, per diversi ordini di ragioni.

Il primo perchè ogni opera extra, al budget massimo previsto da ENEL per l’investimento, è un costo che ricadrà necessariamente sul prezzo del gas, pur spalmato nell’arco del tempo.

Secondo perchè è irragionevole che una fetta consistente del finanziamento di ogni “opera pubblica” vada a finire per ristrutturare stadi, biblioteche e strade dei comuni dove insiste l’opera. E’ un discorso alla Di Pietro, ma lo trovo molto sensato. Il problema posto è serio, perchè significa distogliere risorse “impegnate”, ad esempio per autostrade, a vantaggio di opere che non hanno la stessa urgenza o importanza strategica. Naturalmente è un discorso generale, ma che può essere valido spunto di riflessione per la concreta situazione locale.

Infine sono stanco della politica dei sussidi, e ancor più stanco della vita trascorsa nell’attesa di aiuti da Palermo, da Roma, da Bruxelles. Sembra una situazione da Terzo Mondo.

Nella cultura popolare si dice “non cade foglia che Dio non voglia”, ad Agrigento “non si muove foglia senza sussidi”. Basta! La nuova era della vita cittadina dipenderà dalla maturazione, dal necessario passaggio dall’adolescenza alla maturità dei cittadini di Agrigento, capaci finalmente di camminare sulle proprie gambe, scegliere del proprio futuro, responsabili delle decisioni e senza aspettare favori da nessuno.

Il giusto – secondo il principio di giustizia di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto – lo dobbiamo pretendere, favori non ne dobbiamo chiedere, altrimenti saremo sempre costretti a renderli.

Così come non possiamo vincolare la scelta del da fare all’arrivo di fondi dall’esterno. Significa, infatti, non avere il coraggio di scelte, anche impopolari, così come significa non avere nessuno a cui imputare la responsabilità delle scelte sbagliate.

Ogni cosa che non va è da adebbitarsi a qualcun altro, e questo qualcun altro è sempre più lontano e opaco. Non è colpa del sindaco perchè aspetta i soldi dalla regione, non è colpa della regione perchè attende fondi dal governo, non è colpa del governo perchè deve rispettare i parametri europei.

Intanto noi siamo nella merda in attesa che arrivi un salvagente che ci faccia stare tranquilli di non affogare, ma continuiamo ad attendere nuotando nel letame.

Cominciamo col pretendere la sistemazione dell’area portuale in modo da accogliere turisti, ma al resto pensiamo noi!  Il modello di sviluppo lo dobbiamo portare avanti con le nostre idee, con le nostre mani e con i nostri soldi. Nessuno si impegnerà seriamente se non rischia del proprio. E’ quello che è successo fino ad oggi!

GN

Lo studio chiarisce le idee

13 dicembre 2007 alle 01:12 | Pubblicato su Commenti, documenti, Giovanni Puglisi, UNESCO, Valle dei Templi - Patrimonio dell'Umanità | Lascia un commento

Giusto per non essere sempre contro, vorrei sottolineare che lo stesso prof. Giovanni Puglisi, paventò la cancellazione della Valle dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità a seguito della realizzazione dell’impianto di rigassificazione

sull’area archeologica di Agrigento

Ma poichè l’impianto si troverà esternamente a qualunque area di tutela il problema non si pone.

In più direi che non si può affermare che il Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO abbia cambiato idea, ma ha semplicemente seguito uno schema logico, semplificato nei tre punti seguenti

  • Da responsabile dell’UNESCO per l’Italia vi avverto che un impianto di rigassificazione nell’area archeologica di Agrigento avrebbe brutte conseguenze.
  • Ho constatato che l’impianto di rigassificazione è al di fuori dell’area archeologica
  • Non si pongono problemi sulla permanenza della Valle nel World Heritage.

Elementare Watson!

GN

La Valle dei Templi è al sicuro, parola di UNESCO

13 dicembre 2007 alle 11:12 | Pubblicato su Ambiente, Commenti, documenti, Giovanni Puglisi, Letture consigliate, rassegna stampa, spunti di riflessione, UNESCO, Valle dei Templi - Patrimonio dell'Umanità | Lascia un commento
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Si sgretolano, sotto i colpi dell’evidenza della realtà, le varie argomentazioni dei contrari all’impianto di rigassificazione a Porto Empedocle.

Prima, fra tutte le tesi che ostacolerebbero l’impianto, è – o sarebbe meglio dire era – il rischio di cancellazione della Valle dei Templi dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Ieri, con un’intervista al quotidiano La Sicilia (parte 1 e 2), il prof. Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, ha chiarito che l’impianto di rigassificazione da installare a Porto Empedocle, non minaccia assolutamente la presenza della Valle nel World Heritage, qualora il progetto continuasse a rispettare la normativa vigente, come attualmente accade.

Degne dell’uomo ragno le arrampicate sugli specchi di chi, fino a ieri, faceva leva su questo fulcro per sostenere l’inadeguatezza del sito di Porto Empedocle. In un impeto di modestia qualcuno cerca anche di insegnare al prof. Puglisi come si deve svolgere il suo lavoro!

Ritornare ad una dialettica seria, pacata e oggettiva, coerente con le proprie competenze, non potrà che aiutare a chiarire la situazione per giungere a scelte condivise che tutelino, innanzitutto, i cittadini.

GN

Perchè non un referendum in tutta la Sicilia?

12 dicembre 2007 alle 06:12 | Pubblicato su Carmelo D’Angelo, Commenti, grafica, referendum | Lascia un commento

Leggendo certe notizie mi cadono le braccia.

A mio parere ha poco senso un referendum ad Agrigento, figuriamoci estenderlo a Palma di Montechiaro e Licata!

Diventa indispensabile coinvolgere anche i comuni del litorale occidentale, e perchè non tutta la Sicilia?

Come per le due località della provincia è possibile anche affermare (senza argomentare)  che

la costruzione del rigassificatore possa creare danni anche all’immagine turistica delle località della Sicilia che per la bellezza delle loro coste hanno una naturale propensione al turismo che si sta sviluppando con benefiche ricadute sull’occupazione.

GN

Il rigassificatore di Panigaglia dal satellite

15 ottobre 2007 alle 05:10 | Pubblicato su Commenti, Foto, grafica, Satellite, spunti di riflessione | Lascia un commento
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Il rigassificatore di Panigaglia è al centro di un’insenatura nella quale sono presenti centri abitati, porti turistici e tante altre centinaia di attività. Non ci credete?

Fate un giro col satellite View Larger Map

E’ vero che la Regione Liguria in questi giorni ne ha impedito l’ampliamento (bisognerebbe capire sotto quali pressioni), ma il rigassificatore esiste in quella zona da oltre 30 anni, con l’unico “incidente” del 1971, senza nessuna conseguenza!!!

Sindrome NIMBY

11 ottobre 2007 alle 12:10 | Pubblicato su Commenti, glossario, spunti di riflessione | Lascia un commento
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Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili.

L’atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale.

Fonte: Wikipedia

Energia paradosso italiano

3 ottobre 2007 alle 05:10 | Pubblicato su Commenti | Lascia un commento
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Nel nostro Paese, la sicurezza degli approvvigionamenti dipende pi che altrove dal gas naturale, perchè negli anni si è deciso di trascurare il carbone e il nucleare puntando soltanto sugli idrocarburi. Se consideriamo la produzione di energia elettrica, nell’Unione Europea essa utilizza per il 60 per cento carbone e nucleare mentre il gas rappresenta soltanto il 17 per cento. Da noi, diversamente, il nucleare  assente, il carbone pesa soltanto il 16 per cento, mentre il gas rappresenta il 42 per cento. In tempi normali, la scelta del gas ha importanti vantaggi sul piano dell’ambiente e della logistica. Ma una crisi come quella che stiamo vivendo ci colpisce più che proporzionalmente, vista la nostra maggior dipendenza. Senza contare che, una volta operata la scelta del gas, non siamo riusciti a costruire le infrastrutture necessarie a supportarla, come i rigassificatori, dove ogni progetto di investimento, da Monfalcone a Brindisi, è stato stoppato dalle comunità locali.

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Parliamo di rischio incidenti

26 settembre 2007 alle 11:09 | Pubblicato su Commenti, Rischio di incidenti | Lascia un commento

E’ indubbio che lo stoccaggio di grandi quantità di una qualunque sostanza infiammabile possa essere potenzialmente pericoloso. Ma come scrive Piero Angela nel libro “LA SFIDA DEL SECOLO” circa la catastrofe peggiore che potrebbe accadere ad un impianto di rigassificazione

si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile.

Siamo quindi nell’ambito della probabilità. Il discorso che farò potrà sembrare semplicistico, ma il ragionamento non fa una piega.

Per sciorinare una lista meritevole di essere letta, il Comitato No rigassificatore di Agrigento, ha dovuto cominciare da un incidente avvenuto nel 1944 per raggiungere quota 23 incidenti nel 2006. Meno di uno ogni due anni, la metà dei quali avvenuti prima del 1970, e alcuni dei quali assolutamente irripetibili (scontro di metaniera nel canale di Gibilterra, notoriamente molto trafficato, con un sottomarino nucleare che ha urtato con il periscopio e che non ha prodotto conseguenze). Nella lista minestrone sono stati inseriti anche incidenti di esplosione di gasdotti che nulla hanno a che fare con il progetto di Porto Empedocle e sono simili a quelli che ci portano GNL via terra dalla Russia, dovremmo rinunciare anche a quelli?

Sono del parere che molte delle attività umane comportino dei rischi, il lavoro della casalinga e quello dell’astronauta possono entrambi mettere in pericolo la vita di chi li compie. Se ancora l’umanità è cosciente che si debbano compiere azioni potenzialmente pericolose è perchè ci sono determinate azioni che vanno compiute, limitando per quanto possibile, la probabilità di incidenti.

Un esempio basterà a chiarire quello che dico. Nessuno è obbligato a prendere l’aereo, lo si fa per comodità. Il volo non è una necessità. Nonostante questo milioni di persone al mondo prendono l’aereo. Pur con una normativa di sicurezza puntuale e controlli accurati di tanto in tanto le cronache riportano la notizia di incidenti aerei. I morti solo nel 2005 per incidenti aerei sono stati 1454, nel 2004 517, per raggiungere un numero spaventoso se arriviamo fino alle origini dell’aviazione civile (qui una tabella riepilogativa).

Dovremmo smettere di volare? Naturalemte no, pretendiamo però che ci sia la massima osservanza delle norme di sicurezza al fine di tutelare la vita e la salute dei passeggeri. Ma una volta fatto il possibile, tutto il possibile e solo il possibile, non abbiamo altro da fare, l’impossibile per definizione non si può fare.

Qualcuno mi obietterà che gli incidenti aerei sono in percentuale accetabile rispetto al numero di voli e al volume di passeggeri. Vero, ma un incidente è improbabile anche se non impossibile.

Lo stesso discorso si potrebbe fare per gli incidenti d’auto, ma non vi tedierò ulteriormente.

Cosa dunque dovrebbe pretendere la cittadinanza consapevole degli improbabili rischi di un impianto di rigassificazione?

La cittadinanza prima di imporre veti e propagandare la cultura dell’immobilismo che non porta a nulla, dovrebbe pretendere il rispetto assoluto della normativa vigente in materia di sicurezza.

Ogni attività umana comporta dei rischi, il principio morale che permette di agire anche in situazioni di rischio è la coscienza di aver fatto il possibile per rendere il rischio improbabile. Scegliere di non agire potrebbe essere altrettanto rischioso quanto agire.

Per chi non fosse ancora convinto eviti di prendere la macchina, c’è chi va in giro con una bombola di gas nel bagagliaio.

GN

Per fare funzionare la democrazia

25 settembre 2007 alle 01:09 | Pubblicato su Commenti, referendum, Salvatore Pezzino | Lascia un commento

“Per fare funzionare la democrazia” è il titolo dell’ultimo intervento che Salvatore Pezzino ha scritto per la sua rubrica In corsivo su AgrigentoNotizie.it. Non si prenda questo mio commento come polemica, ma come partecipazione al dibattito culturale.

Scrive Pezzino:

l’esercizio delle regole di democrazia e la partecipazione dei cittadini alle principali scelte che li riguardano, comportano anche la disponibilità di risorse concrete

Verissimo. Il problema è che questo strumento referendario ha valore esclusivamente consultivo, in linea di principio potrebbe essere contraddetto dalle scelte del Consiglio Comunale, facendo venir meno proprio il principio democratico.

Questo impegno finanziario non può essere catalogato come costo inutile perchè non c’è più proficuo investimento sociale di quello che si pone l’obiettivo di avvicinare amministrati ed amministratori.

Un vero avvicinamento si avrebbe sguinzagliando i Consiglieri Comunali in giro per la città – come sanno fare benissimo in campagna elettorale – per sentire quello che pensa la gente. Indire il referendum significa separare la volontà del Consiglio Comunale – democraticamente eletto – da quella dei cittadini, significa marcare maggiormente la linea che separa gli amministratori dai cittadini, perchè sarebbero i cittadini ad amministrare e gli amministratori a non far nulla.

Trovo inoltre alquanto contraddittorio l’avallamento della scelta referendaria con questa posizione

L’argomento di cui si dibatte, per altro, non si può liquidare con faciloneria ed approssimazione, lasciandolo confinato in ristretti ambienti con elevate capacità decisionali

Ricapitolimo: l’argomento non si può liquidare con faciloneria e approssimazione , dunque evitiamo che si decida in ambienti con elevata capacità decisionale, che possono evitare faciloneria e approssimazione, e deleghiamo la scelta alla massa che non può in nessun modo evitare di essere facilona, approssimata e, aggiungo io, timorosa.

La politica faccia ogni tanto qualche passo in avanti e si assuma quelle responsabilità per le quali riceve un mandato fiduciario dai cittadini

Non è un errore, lo scrive proprio lui dopo aver giudicato ammissibile la scelta del referendum che fa fare ai politici un passo indietro e li libera dalla responsabilità della scelta, disintegrando il mandato fiduciario poichè è implicito che il Consiglio Comunale non saprebbe decidere come vorrebbero i cittadini e dunque li interpella.
A mio modesto parere l’ondata di antipolitica non si risolve col referendum, considerando anche la disaffezione della nazione a questo strumento che nell’ultimo decennio non ha mai visto il raggiungimento del quorum, ma si affronta e risolve rendendo coscienti i cittadini dell’utilita delle amministrazioni locali. Ribadisco che in una città con 57000 abitanti non è difficile avere il polso della situazione senza la necessità di stanziare – non sprecare – risorse per una soluzione che potrebbe avere una valida alternativa a costo zero.

La democrazia costa per quello che può rendere, soprattutto sul versante dello sviluppo sociale e culturale di una comunità.

Sviluppo che si avrebbe spiegando le decisioni ai cittadini, motivandole e difendendole. Anche la scelta del referendum, ad oggi, è inspiegata e immotivata.

GN

Rigassificazione a bordo, possibilità e criticità

24 settembre 2007 alle 05:09 | Pubblicato su Commenti, documenti, scheda tecnica, spunti di riflessione | 2 commenti

Seguendo il consiglio lasciato in un commento ho cercato “rigassificazione a bordo”. La ricerca è stata deludente perchè ho trovato solo 4 risultati, solo uno dei quali di un certo valore anche se manca completamente di alcun riferimento bibliografico su cui controllare.

Nonostante l’entusiasmo con cui si presenta la tecnologia della rigassificazione a bordo delle metaniere lo stesso articolo è costretto ad ammettere che

è difficile che una capacità di 4 miliardi di metri cubi l’anno giustifichi il lato up-stream di una catena LNG, dati in particolare gli altissimi costi di investimento dell’impianto di liquefazione. Per il momento, siffatte capacità devono necessariamente affiancarsi ad altri progetti, tradizionali o innovativi, per rendere conveniente lo sviluppo di iniziative upstream.

A questo c’è da aggiungere il problema delle super metaniere che per ora sono pochissime nel mondo, e quello che avevo già intuito a buon senso del tempo di sosta di una settimana per scaricare direttamente in forma gassosa. Tempo che è arrivato a poco più di due sentimane per il primo scarico con questa tecnologia.

Aggiungerei una criticità per quanto riguarda le navi, che a fronte di un costo maggiore non ottimizzano i costi come le metaniere normali. Inoltre

Nel 2010 saranno quindi in circolazione almeno 7 navi LNGRV

Capito!?? Solo 7 nel mondo nel 2010!!!

Sottolineo che mentre in altri punti dell’articolo si parla di miglioramento della tecnologia in futuro, noi potremmo avere nel giro di pochi anni (salvo ambientalisti) la costruzione dell’area portuale di Porto Empedocle, così come pensata nel Piano Regolatore Portuale (PRP) del Comune di Porto Empedocle, a spese di Nuove Energie e potendo avere entrate derivanti da tassazione. Vi sembra poco?

Aggiornamento: con un po’ più di tempo mi sto dedicando a studiare questo metodo con articoli in inglese. La cosa più interessante che ho scoperto riguarda la proprietà della tecnologia Energy Bridge™ che è esclusiva della compagnia americana Excelerate Energy che ne ha comprato il brevetto. Ciò significa che non è una tecnologia disponibile, per cui si potrebbe considerare una valida alternativa equivalente all’impianto onshore. A meno che non si vogliano vedere addebitati in bolletta i costi maggiori per acquistare il brevetto e le supermetaniere.

Potremmo, in linea di principio, dire che possiamo sfruttare il metano che è nell’atmosfera di Nettuno, sarebbe una buona ditribuzione delle risorse? ma soprattutto sarebbe nel miglior interesse dei cittadini?

GN

Noto: nasce il comitato per il sì

24 settembre 2007 alle 10:09 | Pubblicato su Commenti, Comunicati Stampa, Fatti & Notizie | Lascia un commento
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Avevo già segnalato in un altro post come il no incondizionato alle esplorazioni nelle campagne di Noto fosse una stupidata, posto che già si trivella a pochi km da Noto.

Oggi ho visto che un gruppo di cittadini si sta mobilitando affinchè la valorizzazione delle risorse naturali nel nostro territorio non sia bloccata da posizioni ideologiche.

COMUNICATO STAMPA : “ NASCE IL COMITATO PER IL Sì”

In relazione alla questione delle trivellazioni nel Val di Noto,
alcuni cittadini del sud-est della Sicilia e della città Noto si mettono
insieme per dare vita ad un comitato per dire SI alla valorizzazione
delle riserve di gas-metano del sottosuolo del proprio territorio.

PERCHE’ SIAMO PER IL SI’

I sottoscritti cittadini, ai quali interessa lo sviluppo economico,
sociale, culturale, agricolo,turistico, di questa terra Patrimonio
Culturale dell’Umanità, nella consapevolezza che tale sviluppo può
essere garantito, assicurato e governato da una politica che tenga
conto di tutte le opportunità che il territorio offre e presenta, nel
rispetto della storia, della tradizione, della cultura delle
popolazioni che vi abitano, in relazione alla vicenda conosciuta come
“Trivellazioni nel Val di Noto” dichiarano quanto segue:

Continue Reading Noto: nasce il comitato per il sì…

Colti in flagrante

21 settembre 2007 alle 11:09 | Pubblicato su Commenti, Gian Morici, referendum, spunti di riflessione | 41 commenti

Sono convinto che il commento lasciato dal sig. Morici, molto argomentato e specialistico, sia la perfetta dimostrazione di quanto sostengo da tempo.

Per poter parlare della questione del rigassificatore bisogna essere specialisti… chiedere il referendum è inutile (sebbene una mossa politicamente azzeccata), perchè la gente non potrà mai avere, nonostante dibattiti ed incontri, una conoscenza sufficiente a comprendere l’interesse locale e nazionale.

Nonostante ciò, non metto in dubbio che i cittadini possano e debbano partecipare alla fase di pianificazione, come ad esempio di destinazione del territorio, ma non possono certo decidere tecnicamente.

Sono il primo a chiedere una corretta informazione, poichè sono convinto che l’informazione ed un corretto ragionamento possano portare a scelte condivise.

So bene che la rigassificaione potrebbe avvenire sulle metaniere, ma non su ognuna che arriva, bensi su una ormeggiata, in maniera permanente, a largo. Le tonnellate di cloro in acqua sarebbero dunque le stesse, visto che il processo di rigassificazione non cambia. E’ da considerare che un impianto di depurazione delle acque rimetterebbe in mare acqua pura, ma questo significa integrare il progetto dell’impianto non eliminarlo.

Sottolineo dunque che continuare a buttare dati a caso, sebbene veritieri, non serve a fare informazione.

Sono d’accordo che gli interventi generici non servano, ma quelli specialistici per definizione non sono adatti a tutta la popolazione. Qui mi propongo di argomentare con buon senso, cosciente che la legge è dalla mia parte, mi tutela, tutela la mia salute, tutela l’ambiente. A me tocca il compito di vigilare, ma non di porre veti ingiustificati, soprattutto quando le competenti autorità non hanno trovato motivi per ostacolare il progetto.

Vorrei infine puntualizzare che il bello (o il bruto?) della democrazia partecipativa consiste nel delegare a pochi la facoltà decisionale. Questo significa che tutti i cittadini devo responsabilemente scegliere chi li rappresenti e chi possa rappresentare onestamente i propri interessi. D’altra parte gli eletti hanno i dovere di decidere seguendo gli interessi della cittadinanza tutta.

Non dobbiamo fare beneficenza

16 settembre 2007 alle 10:09 | Pubblicato su Commenti, spunti di riflessione | Lascia un commento

Più volte, tra i commenti a questi post, si è obbiettato che il gas reso disponibile dall’impianto di rigassificazione solo per una piccola parte, quasi irrisoria, servirebbe alla Sicilia. Due motivi fondamentali rendono questa obiezione inconsistente.

Il fatto che le ragioni che vanno dalla Valle d’Aosta alla Sicilia costituiscano una nazione potrebbe essere sufficiente a capire che alcuni interventi nel nostro territorio non necessariamente devono produrre un beneficio diretto ed immediato a noi stessi, ma possono essere giustificati dall’interesse del Paese. Noi ci carichiamo del peso dell’impianto di rigassificazione – il cui gas useranno al Nord – il Nord si caricherà, ad esempio, il peso della TAV – per mezzo della quale le nostre pesche appena raccolte arriveranno in tutta Europa in pochi giorni -. Questa mi sembra un’argomentazione ragionevole.

Il secondo motivo, altrettanto ragionevole, è di natura economica. Nessuno ha mai affermato che la destinazione dell’area all’impianto di rigassificazione debba essere un regalo all’Azienda Nuove Energie. Non sono un burocrate, non so quindi in che forma si possa far pagare un affitto per l’utilizzo dell’area del Consorzio ASI. Quello che posso ragionevolmente immaginare è che qualche soldo, derivante da imposte, al Comune di Porto Empedocle certamente entrerà. Non voglio aggiungere i benefici derivanti dall’ampliamento del porto e dal dragaggio, mi basta sottolineare che un impianto del genere non possa in alcun modo essere neutro al bilancio del comune nel cui territorio insiste.

GN

L’assessore Interlandi contro il rigassificatore

13 settembre 2007 alle 06:09 | Pubblicato su Commenti, rassegna stampa, Rossana Interlandi | Lascia un commento

Su AgrigentoNotizie.it la dichiarazione dell’assessore Interlandi che interviene, però, riguardo al rigassificatore di Priolo

Costruire un impianto del genere in una zona industriale piena di raffinerie significa posizionare un congegno ad orologeria che,in caso di incendi negli impianti petrolchimici, cosa che si verifica frequentemente, produrrebbe conseguenze devastanti in un’area che va da Catania a Ragusa.
E’ impensabile che un’opera capace di incidere in maniera cosi’ problematica nella vita della popolazione locale, possa essere imposta dall’alto, contro la volonta’, peraltro espressa in maniera plebiscitaria nel referendum, dalle popolazioni stesse

Le zone industriali sono pericolose, le aree verdi off-limits, idem per i parchi naturali e paesaggistici. Mi spiegate dove dovrebbero essere costruiti? sulla luna?

Credo che ad ogni “no” debba seguire la proposta di una possile alternativa.

Confermo le mie perplessità sulla decisione plebiscitaria della popolazione locale, soprattutto quando si fomentano paure di catastrofi e incidenti devastanti.

GN

Confronto col Comitato pro referendum

13 settembre 2007 alle 02:09 | Pubblicato su Commenti, Gian Morici, referendum, spunti di riflessione | 8 commenti

Il Sig. Morici, cofondatore del Comitato pro referendum – No rigassificatore, ha lasciato un commento al post che ho scritto sul mio blog circa la vicenda del referendum sull’impianto di rigassificazione a Porto Empedocle. Scrivo qui la risposta anche per chiarire meglio acuni aspetti sollevati dal commento.

Naturalmente il rigassificatore non è la panacea di tutti i mali, ma l’investimento che l’Azienda deve fare per l’impianto può avere ripercussioni positive sull’economia del territorio e di tutta la nazione.

Il 60% dell’energia elettrica prodotta in Italia deriva dal metano, che serve anche al riscaldamento, come far fronte alla crescente richiesta di energia elettrica e quindi di metano? Credo che bruciare carbone o petrolio non sia la soluzione ambientale preferibile, ma sarà quella necessaria senza l’opportuno approvigionamento di metano grazie ai rigassificatori. Le vicende degli ultimi anni dimostrano infatti che non differenziare le fonti di approvigionamento fa aumentare il prezzo del metano in caso di fibrillazioni nei paesi produttori.

Ma perchè proprio a Porto Empedocle?

Non conosco le specifiche tecniche del progetto, posso immaginare che la posizione strategica del porto di Porto Empedocle, affacciato sul Mar Mediterraneo, e la disponibilità di un’area sufficientemente estesa abbiamo fatto pensare al sito dell’area industriale. Un’area che è già industriale .

Quello che mi ha convinto della posizione ideologica del Comitato No rigassificatore è che i problemi che si prospettano sembrano nascere oggi e non quando, ad esempio, si è deciso di rubare al mare decine di metri quadrati con il riempimento nel quale, oggi, è istallato anche l’impianto di dissalazione. Una simile opera non ha ripercussioni sull’erosione della costa? E perchè una tale propaganda non è stata fatta prima? L’allungamento del molo sarà solo un’inezia di fronte alla superfice rubata al mare in questi anni.

Resto comunque del parere che delle infrastrutture vadano costruite, anche correndo dei rischi, commisurabili ai benefici, come l’ampliamento del porto di Porto Empedocle. Avere a disposizione il tesoro della Valle dei Templi (che qui entra in gioco solo in quanto attrazione turistica e non in quanto minacciata direttamente dall’impianto) e non mettere in essere le strutture che possano accogliere i turisti disposti a spendere per visitarla significa non averla e non condividere con l’umanità un tale patrimonio.

E qui veniamo alla minaccia di cancellazione della Valle dei templi dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità stilata dall’UNESCO. Forse chi ha palesato questa possibilità non conosceva bene la questione e immaginava che l’impianto sarebbe stato costruito a ridosso del posto di ristoro nel cuore del parco archeologico. Evidentemente un impianto costruito a molti km dal parco e da quest’ultimo completamente invisibile non può compromettere la bellezza del sito. Ma se, nonostante queste evidenze di buon senso, cancellassero la valle dalla lista – mi permetto qui di essere un po provocatorio – ce ne potremmo strafottere: la Valle dei Templi resterà comunque una meraviglia e anzi dovremo lavorare di più perchè sia conosciuta in tutto il mondo, magari andando a cercare i turisti nei loro paesi. La Valle e il parco paesaggistico non hanno bisogno di certificazioni, sono un patrimonio per il fatto che esistono! E possono essere patrimonio dell’umanità se l’umanità è facilitata nella fruizione del bene. Avere un sito col bollino e non avere chi lo visiti è un controsenso.

Se ostacoli insormontabili si mettono all’impianto di rigassificazione, sono ostacoli che si pongono anche ad ogni sviluppo turistico del porto di Porto Empedocle. La possibile erosione della costa potrebbe esserci anche per la costruzione del molo esclusivamente a scopo turistico.

Vorrei qui ribadire che la mia avversione al referendum è giustificata dal fatto che la questione sia da valutare, da una parte, dal lato tecnico e quindi i tecnici (politici, enti, università) devono risolvera, d’altra parte è una questione che suscita parecchie emozioni. La popolazione chiamata al referendum non sarà mai in grado di conoscere, capire e apprezzare il progetto (non solo nell’interesse locale, ma anche nazionale) al punto da sopire il forte impatto emotivo che certa parte della cittadinanza illuminata solleva.

Per quale ragione in tutte le città italiane interessate da progetti analoghi, associazioni, sindacati, prtiti politici e popolazione, li hanno osteggiati? Se realmente fossero la panacea di tutti i mali, saremmo noi gli unici geni ad averlo capito?

La storia italiana dimostra che siamo stati talmente geni che a fronte di un forte impatto emotivo, l’incidente di Cernobil, abbiamo rinunciato al nucleare, perdendo i soldi degli investimenti già fatti, i soldi dovuti al prezzo più elevato dell’energia elettrica e avendo la stessa possibilità di inquinamento da radiazioni visto che le centrali nucleari funzionano a pieno regine appena oltre le Alpi.

Vogliamo oggi perdere anche questa occasione? No. Non dobbiamo perderla e anzi dobbiamo guadagnarci!

Resto disponibile ad ogni confronto basato su argomentazioni razionali e che eviti di sollevare paure e fantasmi che non aiutano a capire e distolgono l’attenzione dai dati concreti.

GN

Freddo e buio, in Italia a rischio le riserve di gas per l’inverno

11 settembre 2007 alle 12:09 | Pubblicato su Commenti, rassegna stampa | Lascia un commento

Da Repubblica.it:

FRASCATI (ROMA) – Allarme energia dall’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Secondo il quale siamo ancora più fragili di due anni fa, quando scoppiò la crisi dei rifornimenti del gas a causa del contenzioso tra Russia e Ucraina: “Rischiamo ancora di rimanere al freddo e al buio”.

Per Conti “sono aumentati i consumi ma sono stati ridotti gli stoccaggi, anche a causa di una errata interpretazione del ministero dell’Ambiente”. Il manager ha quindi avvertito che “il gas costerà sempre di più e sarà sempre legato al petrolio. Anche con i rigassificatori – ha continuato – il prezzo non scenderà: non sta scendendo in Francia dove se ne stanno realizzando quattro, nè in Spagna dove se ne stanno facendo sette. I rigassificatori restano comunque utili per ridurre il rischio fisico dell’approvvigionamento”.

Prima che qualcuno strumentalizzi le ultime affermazioni vorrei far notare che anche se i prezzi, nonostante i rigasificatori, non scenderanno almeno se ne potrà rallentare l’aumento.

Interessante sottolineare che in Francia sono in costruzione quattro rigassificatori e in Spagna ben sette.

GN

Agrigento: tutele e sviluppo

11 agosto 2007 alle 06:08 | Pubblicato su Commenti | 2 commenti

La vicenda del rigassificatore ad Agrigento è un banco di prova per gli agrigentini.

Pur avendo costruito senza un piano regolatore, e con qualche volume abusivo, gli abitanti della città di Pirandello, sono stati attenti a non sciupare il tesoro preziosissimo tramandatoci dai Greci. Non solo rovine e Templi, ma anche l’intera area circostante è quasi totalmente esente dalle costruzioni, antiche e nuove. L’intero paesaggio che circonda la Valle è quasi incontaminato, senza aver rinunciato ad opere necessarie per lo sviluppo, come il viadotto Morandi: indispensabile per il collegamento e che ha liberato le vie limitrofe alla Valle, dal traffico di mezzi pesanti.

La disponibilità del sito di Porto Empedocle per la costruzione di un rigassificatore (il cui funzionamento ci proponiamo di spiegare in un apposito post), ha risvegliato questioni mai risolte su come coniugare un’attenta tutela del patrimonio storico-paesaggistico, con la necessità di alcune infrastrutture per le quali si presentano difficoltà di inserimento nel territorio, ma che attenti studi possono rendere ad impatto ambientale minimo, lasciando intatto il tesoro inestimabile di cultura e natura che abbiamo il dovere, civico e morale, di custodire.

Ad una prima analisi, condotta col materiale disponibile in Rete e con qualche visita ai siti interessati, non ci è sembrato possibile opporre un parere negativo alla costruzione del rigassificatore. Ma questo non è sufficiente, lo spettro dei problemi da analizzare è vario e prevede numerose variabili. Opportunità di lavoro, dragaggio del porto, catena del freddo, sviluppo della vocazione turistisca del porto, sono motivazioni che spingerebbero ad un sì incondizionato. Ma anche i teorici aspetti negativi devono essere chiariti; si è infatti tanto parlato di influenze sulla flora e fauna dovute al raffreddamento dell’acqua marina per l’impianto di rigassificazione.

Di questo e di tanto altro ci proponiamo di discutere in questo blog, coscienti che il nostro SI è nato dopo attente ed oggettive analisi.

Tutto questo senza nessun interesse personale, ma solo per informare i cittadini che un no, frutto di paure, pregiudizi e limitata conoscenza dell’argomento, rischi di compromettere l’opportunità di sviluppo della città, della provincia, della Sicilia e dell’Italia.

E’ possibile lasciare commenti, purchè siano costruttivi.

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