Confimpresa contro il rigassificatore

1 settembre 2007 alle 11:09 | Pubblicato su Alessio Lattuca, referendum, spunti di riflessione | Lascia un commento

Su AgrigentoNotizie.it leggo con stupore la lettera di Alessio Lattuca, direttore di ConfImpresa, che mette in rilievo alcune interessanti questioni – come lo sviluppo del capitale sociale per accogliere il capitale economico in cerca di bellezze naturali e archeologiche – con altrattanto fumo sugli occhi circa la vicenda del rigassificatore.

Comincio col far notare che a fronte della richiesta di

senso di responsabilità piuttosto che i noti comportamenti

rivolta agli amministratori, di maggioranza e opposizione, si ritiene

estremamente utile, ovvero indispensabile consultare i cittadini attraverso un moderno ed efficace strumento di democrazia qual è il referendum

che, invece, esautora gli stessi amministratori dalla responsabilità della scelta. Inoltre vincola la scelta delle persone, poco informate e poco interessate, a

interessi economici di tipo individuale

poichè ognuno deciderà per la custodia del proprio orticello, senza considerare l’interesse comune, e sotto pressione di poteri forti che sfruttano la paura per le nuove tecnologie.

Vediamo allora di rispondere alla fatidica domanda

come sia possibile coniugare sviluppo socio – economico, sviluppo turistico ambientale e rispetto della qualità della vita, con una struttura così pericolosa e probabilmente inquinante?

Io credo che la vicenda del rigassificatore a Porto Empedocle possa fare scuola nella possibilità di coniugare tutti i fattori in gioco. Ma andiamo con ordine.

La struttura NON è inquinante, non c’è combustione di alcunchè, ne produzione di scorie o sostanze inquinanti. Inoltre l’approvigionamento di gas metano può incentivare la riconversione di centrali elettriche a carbone in centrali a metano, così come potrebbe dare impulso alle macchine a metano, tanto pubblicizzate dagli ambientalisti.

Per quanto riguarda la pericolosità sono certo che gli attuali standard tecnologici che permettono di andare in automobile con una bombola di GPL (Gas Propano Liquido) nel bagagliaio, possano permettere di stoccare grandi quantità di metano in un’area che non presenta rischio di incidenti.

Passiamo ai possibili rischi ambientali. Posto che l’impianto di rigassificazione non è inquinante, l’unico rischio dovuto alla presenza dell’impianto e alle strutture accessorie potrebbe, e sottolineo potrebbe, essere quello dell’erosione della costa. Se questo rischio fosse determinante nella scelta, dovrebbe essere ponderato anche nel caso di possibili allargamenti dei porti (quello di Porto Empedocle per le navi da crocera, e quello di S. Leone per le imbarcazioni) per accogliere turisti. Siamo quindi disposti a correre qualche rischio oppure siamo condannati all’immobilismo? Chi sostiene che questo rischio non può essere in nessun modo accettato sta indirettamente dicendo che Agrigento non potrà mai avere un porto turistico di alto livello. Ma se questo rischio può essere accettato per trarne benefici diretti, credo sia accettabile anche per trarne benefici indiretti.

Il dragaggio e l’ampliamento del porto di Porto Empedocle, a spese dell’impresa che gestisce il rigassificatore, sarà un’opportunità di sviluppo turistico per la provincia di Agrigento, perchè permetterà la realizzazione di quelle strutture che possono aumentare il volume di traffico di turisti.

L’impianto sarebbe invisibile dal Parco archeologico della Valle dei Templi e dal Parco letterario Luigi Pirandello (sono andato a verificare di persona e così ha certificato la Sovraintendenza ai Beni Culturali) e non minaccia assolutamente il sito della valle come Patrimonio dell’Umanità. Ogni minaccia di cancellazione dalla lista dell’UNESCO si presenta, ai miei occhi, dettata da interessi diversi dalla natura della segnalazione come Patrimonio dell’Umanità.

GN

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