Elezioni regionali

28 marzo 2008 alle 11:03 | Pubblicato su Caterina Busetta, Domande scottanti, Elezioni Regionali 2008 | Commenti disabilitati su Elezioni regionali
Caterina Busetta si candida all’ARS nelle liste del PD.

E’ una delle personalità più convintamente contrarie al rigassificatore.

Dopo aver visto il suo spot elettorale, l’unica idea che mi è venuta per evitare “il viaggio di sola andata dei nostri giovani” è non costruire autostrade ed aeroporto… mi sbaglierò?!?

Archeoloiga, Paesaggio della Valle e Natura li abbiamo da oltre 2000 anni ed i giovani continuano partire, io sono tra questi.

Un plauso alla coerenza per la contrarietà al rigassificatore anche nello spot elettorale, mi aspetterei soluzioni serie e non la solita retorica ambientalista del “non si tocca nulla”.

GN

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Aggiornamenti

27 marzo 2008 alle 09:03 | Pubblicato su Ambiente, Commenti | Commenti disabilitati su Aggiornamenti

Sfortunatamente per qualcuno siamo ancora qui.

Anche se l’attività quotidiana ci tiene parecchio impegnati non abbiamo abbandonato il nostro obbiettivo.

Naturalmente l’assenza di governo regionale e amministrazione provinciale in carica non permettono di poter continuare il confronto con gli esponenti della vita politica, impegnatissimi in campagna elettorale.

Vi segnalo però la lettera, pubblicata su Repubblica, della Presidente del Fondo Ambiente Italiano. Nella lettera vengono evidenziati alcuni problemi concretissimi da risolvere per rilanciare il turismo ad Agrigento.

Come spunto di riflessione vorrei far notare che l’assenza attuale di una politica di rilancio, gestione e conservazione del turista, è disastrosa nonostante il rigassificatore sia solo nel mondo delle idee.

Più coraggio per salvare Agrigento dal degrado
Giulia Maria Mozzoni Crespi
20 marzo 2008, LA REPUBBLICA – Palermo


Gentilissimi signor sindaco e componenti della giunta comunale di Agrigento, mi dicono che siete giovani, allora noi vorremmo credere in voi, perché siete il futuro. Ma dovete dimostrarcelo.

Sono tornata recentemente nella vostra splendida città che tanto amo, e di nuovo e con maggior vigore ho compreso come Agrigento, con i suoi palazzi, ma soprattutto con il suo parco archeologico, sia unica al mondo. Sì, un parco unico al mondo per la sua ampiezza, la varietà delle sue rovine, i templi numerosi (figurarsi che in tutta la Grecia esistono soltanto tre templi in piedi!) e per gli ulivi antichissimi, i mandorli profumati e per l´ineguagliabile vista sul mare…
Ma, ahimè, questo gioiello, di cui non esiste eguale, è svilito e compromesso da quella strada che taglia in due il parco archeologico. Rumori continui, torpedoni, macchine che sfrecciano veloci in continuazione, puzza degli scarichi e pericolo di vita per chi osa attraversare la strada!

Da anni viene chiesto che diventi zona a traffico limitato ed il Consiglio del Parco lo ha messo in programma, ma poi?… Tutto è come prima! Nessuno osa decidere. Un immobilismo completo! E anno dopo anno tutto è come prima anzi, peggio di prima…

Tragicamente peggio di prima! Qui ci vuole coraggio, decisione, determinazione, anche a costo di scontentare quelli che guardano soltanto alla propria comodità, senza pensare allo sviluppo futuro.

Voi siete giovani e certamente ne sarete capaci, anche per affrontare le ovvie lagnanze e pressioni da quelli che cercano soltanto di mantenere lo stato attuale delle cose. Però lo stato attuale sta peggiorando. I taxi sono scesi da 23 a 15.

Tutti gli abitanti lamentano un turismo sempre più mordi e fuggi. E persino l´Ostello della Gioventù nel parco stesso da anni è chiuso. Ma quale turista ha voglia di rimanere nell´ampio parco archeologico così inospitale?

Se invece la strada incriminata venisse chiusa e diventasse a traffico limitato – servita da due bus di servizio per il tour che preleva i visitatori ai parcheggi esterni, come a Segesta – con biciclette a nolo per i giovani, qualche carrozza per trasportare i turisti più contemplativi e se poi a metà strada, dove ora posteggiano le auto, vi fosse un ristoro per servire specialità locali di gastronomia onde favorire una sosta piacevole, non si potrebbe dare adito a una controtendenza per un nuovo sviluppo?

Gentilissimi, sta a voi avere queste iniziative, nell´ottica che il più grande gioiello archeologico dell´umanità ha attualmente un risibile numero di visitatori… forse 600 mila, mi dicono e dall´anno scorso pare in diminuzione… mentre Pompei ha circa 2 milioni e mezzo di visitatori e ad Atene il Partenone ne ha diversi milioni. Il mio cuore batte per Agrigento. Per questo vi prego di perdonare il mio intervento.

Il commento dei contrari al rigassificatore lo trovate qui.

Puglisi: non sollevare problemi che non esistono

10 marzo 2008 alle 11:03 | Pubblicato su Giovanni Puglisi, rassegna stampa | Lascia un commento

Turismo: Il «bollino» Unesco non basta per i tesori italiani

di Antonello Cherchi per Il Sole 24ore [grassetto mio, GN]

Il record italiano di 41 realtà culturali e paesaggistiche “certificate” dall’Unesco è in discussione. A luglio l’organizzazione delle Nazioni Unite deciderà se espellere le isole Eolie, a causa di un’invasiva cava di pietra pomice a Lipari (ora chiusa), dalla lista dei patrimoni dell’umanità. Se accadrà, si tratterà comunque di una mezza bocciatura: le Eolie transiteranno, infatti, in un elenco di bellezze in pericolo, per le quali il bollino Unesco è a rischio.
Per un caso finito “sotto processo”, ci sono quelli di altri tesori dell’umanità che,pur avendo perso buona parte dello splendore che li aveva portati a conquistare il riconoscimento Unesco, continuano a far parte dell’elenco. Napoli, per esempio. Il suo centro è nella lista del patrimonio mondiale dal ‘95. Allora, però, il problema dei rifiuti non era sicuramente grave quanto oggi. Oppure la Valle dei Templi ad Agrigento, realtà ieri minacciata dall’abusivismo e ora dalla realizzazione di un rigassificatore a Porto Empedocle. Casi che fanno riflettere sull’efficacia dei controlli.
«Non abbiamo leggi né truppe – commenta Giovanni Puglisi, presidente della Commissione italiana per l’Unesco –. Chi deve vigilare sulla corretta tutela e valorizzazione è il Paese in cui si trova il sito. Certo, anche noi, come Unesco, riceviamo tantissime segnalazioni di abusi. Sulla base delle esigue forze ci concentriamo su quelle più clamorose, che vengono verificate sul campo da un gruppo di esperti, i quali inviano poi un rapporto al comitato Unesco di Parigi, che decide il da farsi».
Finora – nonostante il più alto numero di siti riconosciuti (subito dopo viene la Spagna con 40 tesori) – il nostro Paese è finito nel mirino degli “ispettori” solo due volte: per le Eolie e per un tratto dell’autostrada A31 nella Val d’Astico, in Veneto, che sarebbe dovuta passare a poche centinaia di metri da una villa palladiana. Alla fine il progetto è stato modificato. Si è poi verificato il caso della costruzione di villette a schiera a Monticchiello, nella Val d’Orcia. L’intesa tra il ministero dei Beni culturali e le amministrazioni locali ha, però, ridimensionato i danni, senza che sia stato necessario far intervenire Parigi.
«Attenzione, però, a non sollevare problemi che non esistono – avverte Puglisi –. Come quello del rigassificatore a Porte Empedocle. Con la Valle dei Templi non c’entra nulla. Di questo passo finiremo per sentirci dire: “Perché inserire nell’elenco nuovi siti italiani, visto che non sanno proteggere quelli che hanno?”. Qualcuno già lo pensa».
Resta il fatto che i controlli sui beni inseriti nell’elenco dei tesori mondiali non sono proprio stringenti. L’unica verifica di routine è prevista ogni sette anni. Le altre ispezioni scattano solo dietro segnalazioni e denunce.
Eppure il riconoscimento Unesco può dare indubbi vantaggi (se non altro in termini di immagine internazionale; si veda a fianco il caso di Matera) anche se ottenerlo non è facile, soprattutto da quando, nel 2001, sono state modificate le regole e contingentate le candidature: ciascun Paese può avanzarne non più di due (una per i beni culturali e l’altra per quelli paesaggistici) per anno.
«Preparare il dossier – spiega Manuel Guido, responsabile dell’ufficio Unesco presso il ministero dei Beni culturali – comporta tempo, competenze e soldi. Anche centinaia di migliaia di euro. Oneri che deve sopportare chi, a livello locale, propone la candidatura».

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