Consiglio Comunale: non passa il referendum

13 febbraio 2008 alle 05:02 | Pubblicato su referendum | Lascia un commento

Per quanto mi sforzi non trovo nella Direttiva Seveso, l’obbligo di indire il referendum consultivo prima di approvare il progetto per un impianto sottoposto a questa disciplina.

Che un obbligo non ci sia è dimostrato anche dal fatto che si possa scegliere di non indire il referendum, come è avvenuto nei Comuni di Agrigento e Porto Empedocle, al contrario di quanto accaduto a Priolo.

Se è possibile scegliere trovo di pessimo gusto, se non addiritura disdicevole, la gogna mediatica contro quei consiglieri che, convinti della propria posizione e di interpretare le intenzioni dei propri elettori, hanno deciso di non avallare la scelta del referendum consultivo. Referendum che implica una spesa per le casse comunali e può essere contraddetto dalle scelte dell’Amministrazione non vincolata in nessun modo dal risultato referendario.

La democrazia rappresentativa, nel bene e nel male, prevede che si scelgano dei rappresentati che decidano a nome e per conto della collettività. Inoltre più volte è stato ricordato, anche da importanti esponenti delle Istituzioni, che il ricorso eccessivo alle urne stanca i cittadini, come hanno dimostrato tutti i referendum nazionali indetti negli ultimi dieci anni, per i quali l’affluenza alle urne non ha mai raggiunto, neanche lontanamente, il quorum.

La possibilità di indire un referendum è appunto una possibilità. L’atteggiamento persecutorio di chi voleva a tutti costi il referendum credo sia un pessimo esempio di rispetto delle posizione altrui, rispetto che non deve mancare, soprattutto quando le posizioni dell’interlocutore sono distanti dalle proprie.

Infine indire un referendum nell’approssimarsi di diverse tornate elettorali, che potrebbero cambiare il colore delle amministrazioni – locali, regionali e nazionali -, rischia di essere totalmente inutile poichè, cambiando governo, potrebbero cambiare gli indirizzi politici sulle questioni energetiche.

Mi auguro che la battaglia di quanti sono contrari al rigassificatore, per ora combattuta verbalmente con toni accesi, non preveda – ora che il referendum non può essere più un’arma di combattimento – l’innalzamento di barriccate e presidi per le strade. Significherebbe contraddire una scelta democratica espressa in una pubblica assemblea e, in pratica, rifiutare il principio democratico rivendicato in questi giorni.

GN

Di seguito una rassegna degli articoli sulla stampa locale:

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