Colti in flagrante

21 settembre 2007 alle 11:09 | Pubblicato su Commenti, Gian Morici, referendum, spunti di riflessione | 41 commenti

Sono convinto che il commento lasciato dal sig. Morici, molto argomentato e specialistico, sia la perfetta dimostrazione di quanto sostengo da tempo.

Per poter parlare della questione del rigassificatore bisogna essere specialisti… chiedere il referendum è inutile (sebbene una mossa politicamente azzeccata), perchè la gente non potrà mai avere, nonostante dibattiti ed incontri, una conoscenza sufficiente a comprendere l’interesse locale e nazionale.

Nonostante ciò, non metto in dubbio che i cittadini possano e debbano partecipare alla fase di pianificazione, come ad esempio di destinazione del territorio, ma non possono certo decidere tecnicamente.

Sono il primo a chiedere una corretta informazione, poichè sono convinto che l’informazione ed un corretto ragionamento possano portare a scelte condivise.

So bene che la rigassificaione potrebbe avvenire sulle metaniere, ma non su ognuna che arriva, bensi su una ormeggiata, in maniera permanente, a largo. Le tonnellate di cloro in acqua sarebbero dunque le stesse, visto che il processo di rigassificazione non cambia. E’ da considerare che un impianto di depurazione delle acque rimetterebbe in mare acqua pura, ma questo significa integrare il progetto dell’impianto non eliminarlo.

Sottolineo dunque che continuare a buttare dati a caso, sebbene veritieri, non serve a fare informazione.

Sono d’accordo che gli interventi generici non servano, ma quelli specialistici per definizione non sono adatti a tutta la popolazione. Qui mi propongo di argomentare con buon senso, cosciente che la legge è dalla mia parte, mi tutela, tutela la mia salute, tutela l’ambiente. A me tocca il compito di vigilare, ma non di porre veti ingiustificati, soprattutto quando le competenti autorità non hanno trovato motivi per ostacolare il progetto.

Vorrei infine puntualizzare che il bello (o il bruto?) della democrazia partecipativa consiste nel delegare a pochi la facoltà decisionale. Questo significa che tutti i cittadini devo responsabilemente scegliere chi li rappresenti e chi possa rappresentare onestamente i propri interessi. D’altra parte gli eletti hanno i dovere di decidere seguendo gli interessi della cittadinanza tutta.

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  1. […] questi giorni poi i commenti puntuali del Comitato No rigassificatore mi stanno permettendo di chiarire meglio la mia posizione […]

  2. Sono dispiaciuto nel constatare come si possa tentare di speculare su quanto dichiarato in merito a una norma che prevede che la “popolazione interessata” debba essere informata e poter esprimere il proprio parere.
    Non ritengo sia necessario che i cittadini siano obbligati a studiare la vigente normativa, solo perché possa essere sancito un loro diritto.
    L’informazione ad oggi data alla popolazione, è spesso di parte, lacunosa, quando non veritiera.
    Prova ne sia il filmato sul rigassificatore o gli atteggiamenti tenuti dal giornale “La Sicilia”.
    Questa testata infatti, pubblica prevalentemente le notizie favorevoli all’impianto, trasformandosi da “organo di informazione” in sponsor del rigassificatore, a tal punto da pubblicare una Vostra replica ad un nostro comunicato del quale non aveva dato notizia.
    Appare evidente, come tali comportamenti non siano ascrivibili al codice deontologico del giornalismo…
    Mi permetto di farle notare, come, a parte il tentativo di strumentalizzare le mie dichiarazioni, null’altro abbiate saputo replicare o precisare a quanto da me esposto e ciò non mi meraviglia…
    Il suo riferimento alla metaniera permanentemente ormeggiata al largo, è inesatto.
    Nel mio intervento, non parlo di impianto Off-Shore, ma di rigassificazione a bordo ed è evidente come a Lei sfugga che non più tardi di sei mesi addietro, sia avvenuto il primo scarico di una metaniera che grazie a questa tecnologia non ha più necessità di impianti fissi.
    Riguardo al cloro, forse dovrebbe fare mente locale, oltre che al danno ambientale, alla presenza dei dissalatori che attingono in quello specchio di acqua.
    Capisco la Vostra grande difficoltà ad affrontare un confronto pubblico e come sia più semplice esprimere opinioni basate sul nulla nascondendosi dietro comunicati o forum che non permettono al vasto pubblico di verificare la fondatezza delle dichiarazione e la preparazione e attendibilità dei relatori.
    Mi chiedo se vi spinga solo la voglia di sterile protagonismo o se partecipiate ad un gioco a fare disinformazione il cui fine sconosco.
    Un errore certamente è stato da me commesso, confrontandomi con chi non avendo conoscenza alcuna della materia, poteva solo ricorrere a piccoli espedienti mirati a delegittimare quanti si sono spesi per la collettività e si sono anche confrontati con soggetti certamente più preparati e qualificati, come i tecnici ENEL, Nuove Energie, amministratori e rappresentanti delle istituzioni, argomentando senza tema di smentita.
    La scarsa conoscenza della materia e forse la motivazione che vi spinge ad intervenire, vi impediscono il confronto democratico al quale eravate stati invitati e sono certo pertanto, che l’unica attività che potete continuare a condurre è l’esprimere opinioni infondate, avvalendovi di qualche redattore non proprio imparziale e del vostro sito.
    Mi sorge un dubbio: Chi dovrebbe farvi delle donazioni?
    Sul Vostro sito ho letto della possibilità di effettuare donazioni in favore del Vostro Comitato.
    Orbene, nonostante da tempo siamo impegnati nel fare informazione, sensibilizzazione, produrre atti concreti quali ricorsi e denunce, le assicuro che non abbiamo sponsor alcuno né donatori anonimi che ci sovvenzionino e tutto ciò che ad oggi è stato fatto, è frutto di sacrifici di persone come Davide tedesco, Cesare Sciabarrà, Toti Cinque ed altri, me compreso, che dedichiamo tempo e quel poco denaro che possiamo, per portare avanti un’iniziativa nella quale crediamo.
    Cordiali saluti G. J. Morici

  3. Carissimo,
    quando si passa a screditare gli avversari significa che gli argomenti scarseggiano.

    Le faccio solo presente che, anche nel caso di rigassificazione a bordo delle metaniere dovrebbe essere allungato il molo del porto, perchè in quello attuale non entrerebbero. Qualunque soluzione propone non mi convince, perchè c’è sempre qualcosa che non torna.

    Non mi stancherò di dire che intraprendere qualunque opera comporta dei benefici da valutare insieme ai rischi. I rischi che comporterebbe avere l’impianto di rigassificazione mi sembrano suffiencienti ad affrontare l’opera, purchè nel rispetto delle regole. Se leggi e regole non sono rispettate abbiamo solo perso tempo. Se sono rispettate la scelta diventa politica (intesa come gestione della cosa pubblica) e per questa scelta non serve essere specialisti ma valutare con buon senso quello che gli specialisti propongono.

    La mia voglia di protagonismo è tale che non ho rilasciato una sola intervista, non vado in giro a fare proclami, in 2 mesi ho mandato un solo comunicato. Lavorare solo in questo blog permette di gestire il mio tempo scrivendo quando posso e lasciando disponibili le mie argomentazioni, come anche le sue critiche, a chi volesse interessarsi della vicenda. Questo secondo me è un vantaggio per lei, perchè notoriamente il numero delle persone che utilizza internet è ridotto. Il blog è aperto a tutti, ho risposto ad ogni sua critica e risponderò se ne arriveranno altre.

    Considero la vicenda cloro chiusa, poichè lo scarico delle acque potrebbe essere fatto a centinaia di metri dalla costa, non comprometterebbe il pescaggio del dissalatore, che immagino peschi lontano dalla costa.

    E’ apprezzabile il suo impegno civile, come anche quello degli altri suoi collaboratori, ma non capisco perchè il mio impegno sia da screditare. Non vedo perchè la turbi la possibilità di fare donazioni, è un modo di far partecipare chi non può dedicare tempo, anche se, ad oggi, non è arrivato un solo €.

    Tralascio la questione stampa perchè non dipende da me la visibilità che ci danno. Ho inviato il comunicato via email ad alcune testate e lo hanno pubblicato, forse perchè sosteneva posizioni alternative (dove ubicare un rigassificatore ed inutilità del referendum).

    Da quanto vedo e sento siete molto avvantaggiati: politici di lungo corso con altre battaglie alle spalle, la gente che ha paura del nuovo e si esprimerà per il no, non sarà certo questo blog a mettervi i bastoni fra le ruote… forse…

    Cordiali saluti,
    Giovanni

  4. Non intendo screditare nessuno, ma ritenevo che chi come voi intende fare informazione, dovesse prima avere una discreta conoscenza della materia, altrimenti rischia solo di esprimere opinioni senza fondamento alcuno. Per quanto concerne il cloro e i dissalatori, Lei sconosce la distanza del pescaggio che si trova a poche centinaia di metri da riva. La invito cordialmente a meglio documentarsi sugli effetti cancerogeni dei cloroderivati, sui rischi potenziali di questo tipo di impianti, sull’inesistente catena del freddo, sul Piano Energetico Regionale mai varato, sulle norme che disciplinano questi impianti e sul loro impatto ambientale. Sui “politici di lungo corso” intendo precisare che molti dei componenti del comitato, me compreso, non hanno rivestito alcun ruolo politico istituzionale. Si chieda: perchè Saverio Romano, segretario regionale dell’UDC, avalla la vocazione turistica di Augusta e non vede quella di Agrigento? Perchè l’assessore regionale Interlandi si accorge della violazione dei principi di democrazia ad Augusta e non vede la violazione de3gli stessi principi ad Agrigento? Le voglio ricordare, che i due deputati in questione fanno parte del governo Cuffaro che è favorevole ai rigassificatori (o forse a quello empedoclino), così come del comitato norigassificatore, fanno parte soggetti che militano nel centrodestra, ma anche nel centrosinistra. Come vede non si tratta di un problema di colore politico… Se Lei avesse seguito meglio la vicenda, certamente saprebbe come sia a Brindisi che a Livorno, è venuto fuori il problema della mancata informazione alla popolazione. Perchè si ostina a ritenere gli agrigentini incapaci di documentarsi ed esprimere un parere? Li ritiene tanto incapaci da dover demandare ad altri? Personalmente ritengo sia importante fare un’adeguata informazione e poi far decidere alla cittadinanza su un progetto che vincolerà per almeno i prossimi 30 anni le scelte di sviluppo economico del nostro territorio. Se ritiene la popolazione agrigentina non in grado di documentarsi e decidere, non le viene il dubbio che i rappresentanti eletti dal popolo, a Suo giudizio incapace, potrebbero anche loro non possedere capacità critica? O questa vostra presunta incapacità della popolazione si manifesterebbe solo per il rigassificatore? Le ricordo che già in passato, il popolo è stato chiamato ad effettuare scelte che per la molteplicità degli aspetti inerenti, risultavano ben più difficili. Divorzio, aborto, staminali etc. riguardavano aspetti di carattere morale, etico, religioso e tecnico, eppure non mi sembra che qualcuno abbia mai sostenuto che il popolo non abbia capacità di discernimento… Da agrigentino, posso solo restare mortificato dell’opinione che voi avete dei vostri concittadini… Penso che la vera paura di quanti favorevoli al rigassificatore e contrari al referendum, sia invece proprio la presa di coscienza degli agrigentini a seguito di una adeguata informazione e l’assunzione di responsabilità da parte dei medesimi sulle scelte che condizioneranno il nostro futuro. Dando per assunta la Vostra onestà intellettuale e i buoni propositi che vi spingono ad intervenire, vi chiedo soltanto di volervi meglio documentare e sono certo che quando lo avrete fatto, sarete pià disponibili ad un confronto costruttivo.

  5. P. S. Ho dimenticato a precisarle, che nel caso di rigassificazione a bordo, non necessità l’allungamento del molo, posto che l’aggancio e lo scarico, avviene all’interno del gasdotto che può trovarsi anche molte miglia al largo…
    Cordiali saluti

  6. Anche lei travisa le mie parole…
    Gli agrigentini non sono incapaci di scegliere, è una questione di democrazia rappresentativa, per cui si demanda a pochi il compito di scegliere perchè li si mette in condizione di poter “perdere” tempo a studiare progetti e soluzioni alternative.

    Questo tempo e questa voglia non tutti le hanno, soprattutto quando devono dedicare il proprio tempo libero. Come non tutti hanno gli strumenti culturali per farsi un’idea chiara che riesca a far superare i pregiudizi sulle nuove tecnologie.

    Le questioni strettamente tecniche non possono essere decise da tutti, servono tecnici.

    Le rammento che questa è stata anche la linea della campagna referendaria per la fecondazione assistita. Oltre allo slogan “la vita non può essere messa ai voti” c’era la necessità di far decidere i tecnici, ad esempio su quanti embrioni è possibile impiantare.

    Se il problema fosse solo di mancata informazione della popolazione siamo ancora in tempo per rimediare, ma informare non ha il fine di contrastare, a meno che l’informazione non è data in modo da suscitare timori.

    La funzione dell’impianto di rigassificazione è duplice. Oltre al processo di rigassificazione l’impianto stocca il metano liquido da utilizzare nei picchi di richiesta. Per quanto possa essere tecnologicamente avanzata la proposta, di cui sinceramente non avevo letto e le sai grato se mi fornisse i riferimenti, della rigassificazione a bordo delle metaniere, non si risolve il problema dello stoccaggio. La metaniera infatti non può restare in attesa di svuotarsi in funzione dei consumi, deve scaricare e ripartire.

    Cordialmente,
    Giovanni

  7. L’avanzata tecnologia della quale scrivo nel mio precedente post, è già nota a quanti interessati alla materia dai primi del 2006, quando apparve un articolo sul Sole 24 Ore. Non è assolutamente necessario che la metaniera resti in attesa di svuotarsi in funzione dei consumi, posto che a diverse migli dalla costa, la stessa si collegherebbe al gasdotto sottomarino per effettuare lo scarico, finito il quale, riprenderebbe il mare. Se desidera maggiori informazioni, può effettuare comodamente delle ricerche su internet, digitando “rigassificazione a bordo”(cosa questa che avrebbe già dovuto fare). Come potrà notare, la tecnologia della quale parliamo oltre a creare notevoli danni, risulta già obsoleta. Le Sue affermazioni, mi riportano alla memoria dichiarazioni rilasciate da un consigliere comunale di Agrigento, che non esito a definire “fedelissima di Cuffaro”. Mentre infatti la metà dei consiglieri dell’UDC di Agrigento, hanno votato la mozione sul referendum, dimostrando un interesse per la collettività che va ben oltre l’appartenenza politica, solo due hanno votato contro e in particolar modo il consigliere in questione, ha esordito con le Sue stesse parole. A tal riguardo, specie dopo l’affermazione con la quale si accusano taluni soggetti del nostro Comitato di essere “politici di lungo corso”, mi sorge spontaneo il dubbio di possibili appartenenze politiche o parentelari da parte Vostra con soggetti politici che stanno a perorare la causa del rigassificatore empedoclino. Se così fosse, provate a chiedere come mai il Governatore Cuffaro e l’UDC, sulla vicenda di Augusta non sono così irremovibili come per Porto Empedocle. I componenti del Comitato norigassificatore, che fanno attività politica, non hanno mai nascosto le proprie simpatie, siano essi di destra o di sinistra. L’impressione che ricavo dai Vostri scritti, è purtroppo quella di discorsi già sentiti in aula consiliare… Cordiali saluti

  8. Carissimo,
    continuare con la cultura del sospetto non aiuta lei, che sembra appigliarsi ad altri argomenti, non aiuta me che devo, almeno per educazione, passare del tempo a risponderle, non aiuta infine i nostri lettori che vengono deviati su vicende che definirei di gossip.

    Il primo a far nomi di partiti o di politici è stato lei, io ne faccio, come già detto altrove, non una questione partitica, ma politica, cioè di gestione della cosa pubblica.

    In questa vicenda lei e il suo comitato, una minoranza, volete bloccare opere decise da rappresentanti della maggioranza. La vostra voglia di informare è lodevole; è, a mio parere, deprecabile il voler imporsi contro chi rappresenta gli interessi della maggioranza della popolazione, posto che non ci sono i presupposti per invocare una questione morale o legale.

    Quando di voi ho detto “politici di lungo corso” non intendevo affatto offendere, ma dichiarare che avete alle spalle una certa esperienza nella gestione della cosa pubblica e nella interpretazione della volontà di una certa parte della cittadinanza, che io non ho.

    Da Roma, luogo dal qualche temporaneamente seguo la questione e nel quale avrò il piacere di soggiornare ancora qualche tempo, sono impossibilitato a seguire le vicende del Consiglio Comunale di Agrigento (al quale consiglierei una spesa irrisoria per mandare le sedute online, ma questo è un altro capitolo), ciò non toglie che seguendo la stampa ho fatto mie delle posizioni che mi sono sembrate ragionevoli e che erano simili alla mia precendente esperienza referendaria contro le modifiche alla legge 40 con la scure del referendum.

    Come ho già scritto sul mio blog non capisco perchè in una città di 57000 abitanti i Consiglieri Comunali non abbiano la possibilità di sentire cosa pensi la gente senza spendere i soldi per indire un referendum, quando invece sono stati capacissimi per contattarmi personalmente per avere la mia preferenza.
    Con molto senso civico, mi perdoni la modestia, lo scorso maggio ho fatto 13 ore di pulman per tornare a votare nella mia città, tornare oggi per risolvere i problemi ai consiglieri che scelgono di non scegliere mi sembra assurdo, a meno che non lascino l’incarico. Non vorrei essere catalogato nei qualunquisti alla Beppe Grillo, sostengo semplicemente che i Consiglieri Comunali hanno la possibilità (in tempo e denaro pagato dai cittadini) di studiare il progetto, convocare i tecnici, chiedere pareri alle università e scegliere per il bene della cittadinanza che gli stessi strumenti e potenzialità non ha e non può avere.

    Anche grazie ai suoi consigli sto ampliando le mie conoscenze, e di questo non posso che ringraziarla, ma continuo a non condividere la sua posizione che ancora non risulta ragionevole in alcuni punti.

    Sono certo che il confronto che stiamo avendo stia aiutando altri a farsi un’idea. Le rinnovo l’invito a condividere con me documenti ufficiali che possano aiutare nella scelta. Quelli che troverò io saranno sempre disponibili su questo blog.

    Cordialmente,
    Giovanni

  9. Al fine di chiarire quei punti della mia posizione in merito, che tante perplessità le suscitano, torno a porgerle l’invito ad un civile confronto. Per quanto concerne l’informazione alla cittadinanza (aspetto questo che mi preme più di quanto Lei non creda), ritengo sia sufficiente pubblicare tutte le notizie facilmente reperibili in rete sugli studi del Pentagono, della Commissione Energia Californiana, le dichiarazioni di Piero Angela, del prof De Santi e di tanti altri che hanno già trattato l’argomento. Dia inoltre uno sguardo alle manifestazioni di protesta contro la realizzazione di rigassificatori attuate in più parti del mondo e si renderà conto di come solo nella nostra provincia tali impianti siano visti tanto favorevolmente. In passato, eravamo abituati a portare nel terzo mondo le nostre schifezze, adesso è rimasto solo il sud del sud… la Sicilia…

  10. Gentilissimo, torno sul tema “cultura del sospetto”.
    E’ solo un caso se il marito del consigliere Virone si chiama Di Rosa come uno dei due componenti del Comitato Pro-Rigassificatore?
    Nel contempo torno a precisare come io non abbia mai amministrato la “cosa pubblica” e come me tanti dei circa 2000 aderenti al Comitato per il “no”.
    Alfine di poter meglio informare l’opinione pubblica sull’impianto industriale in questione, mi permetto di rendere pubbliche le seguenti informazioni:
    Cos’è un rigassificatore? E’ un impianto industriale utilizzato per riportare il Gas Naturale Liquido allo stato gassoso.
    Cos’è il GNL: E’ gas naturale raffreddato a -161 centigradi e condensato 600 volte.
    Nella rigassificazione, la trasformazione da liquido a gas, un litro di GNL si trasforma in 600 litri di gas naturale.

    Il peggiore incidente previsto nella valutazione di impatto ambientale di Oxnard

    Il Rapporto della Commissione Energetica della California del Luglio 2003, afferma che “Il Consiglio Comunale di Oxnard (157.000 abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente.

    I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70.000 morti se un incidente di GNL fosse accaduto. Nessuno dei rischi considerati includeva atti di sabotaggio o terrorismo.”

    Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di GNL a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, afferma che la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia (55 chilometri) distruggendo tutto nel suo cammino.

    Studio per il Pentagono

    Uno studio preparato per il Pentagono nel 1982, evidenzia che “È probabile che se il 9 % del carico di GNL di una nave cisterna fuoriuscisse sull’acqua. […] Si trasformerebbe in una nube o un pennacchio e si disperderebbe lungo la superficie fino a incontrare una fonte di accensione.

    Tale nube potrebbe in dieci/venti minuti allungarsi sottovento almeno tre miglia. Alla fine potrebbe arrivare più lontano, dalle sei fino alle dodici miglia. […]

    Come un palla di fuoco potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio,ed il suo calore radiante potrebbe causare ustioni di terzo grado e dar vita a incendi fino a uno/due miglia di distanza dalla nube.

    Una palla di fuoco di GNL diffondendosi in una città può causare un’enorme quantità di incendi ed esplosioni in una vasta area. Al momento o nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di GNL.”.

    “Science and Environmental Policy Project” afferma che “L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad un’esplosione nucleare”.
    Se è pur vero, che il GNL non è infiammabile quando è nel suo stato liquido e dentro il suo contenitore, una volta fuoriuscito, si trasforma in stato gassoso creando un’immensa nube di gas.

    Le risposte di Piero Angela nel libro ” LA SFIDA DEL SECOLO “, di Piero Angela e Lorenzo Pinna (Mondadori, III edizione gennaio 2007)

    Domanda: E quale sarebbe il peggiore incidente immaginabile?

    Risposta: Per esempio, una grande nave metaniera, che trasporta 125 mila metri cubi di gas liquefatto a bassissima temperatura, contiene un potenziale energetico enorme. Se nelle vicinanze della costa, per un ncidente, dovesse spezzarsi e rovesciare in mare il gas il gas liquefatto, potrebbe cominciare una sequenza di eventi catastrofici. Il gas freddissimo, a contatto con l’acqua di mare, molto più calda, inizierebbe a ribollire, a evaporare e formare una pericolosa nube. Questa nube di metano evaporato rimarrebbe più fredda e più densa dell’aria e potrebbe viaggiare sfiorando la superficie marina, spinta dal vento, verso la terraferma. Scaldandosi lentamente la nube comincerebbe a mescolarsi con l’aria. Una miscela fra il 5 e il 15 per cento di metano con l’aria è esplosiva. Il resto è facilmente immaginabile. Se questa miscela gassosa, invisibile e inodore, investisse una città, qualsiasi scintilla farebbe esplodere la gigantesca nube. La potenza liberata in una o più esplosioni potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, mentre le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in “piccole dosi”, dando luogo a un numero non calcolabile, ma sicuramente alto, di morti differite nell’arco d 80 anni.Si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile.

    Domanda: Terrificante. Si può immaginar qualcosa di peggio o questo è lo scenario da incubo finale?

    Risposta: Quello della metaniera, che si spezza vicino alla costa, viene definito il peggior scenario “energetico” possibile. Cioè l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche.

    Rassegna degli incidenti avvenuti nella filiera del GNL:

    Si riporta una rassegna dei principali incidenti avvenuti nel mondo dal 1944 fino ad oggi che, in vario modo ed in ogni parte del mondo, hanno coinvolto impianti, parti di impianti, processi o fasi della “filiera” del GNL ossia l’estrazione, la liquefazione, il trasporto, la rigassificazione e lo stoccaggio.

    Cleveland, Ohio, USA, 1944 (incendio dei serbatoi di stoccaggio)

    20.10.1944 Cleveland, Ohio, USA
    Esplode impianto GNL: 131 morti – 225 feriti – 79 case distrutte – 2 fabbriche – 217 auto – 680 senzatetto

    EAST OHIO GAS CO. EXPLOSION AND FIRE
    Quattro serbatoi di stoccaggio, uno cilindrico e due sferici, erano stati riempiti fino alla massima capacità in vista dell’arrivo dell’inverno. Il serbatoio cilindrico improvvisamente cedette rilasciando tutto il suo contenuto nelle strade e nelle fogne vicine (6200 mc di GNL). Una nuvola di gas si infiammò ed il fuoco avvolse il serbatoio e le case vicino. Dopo 20 minuti quando il fuoco iniziale era quasi spento, uno dei serbatoi sferici si rovesciò; il suo contenuto evaporò incendiandosi.
    Circa 130 persone morirono ed un’area di circa 12 ettari fu completamente devastata. Una crepa nel guscio interno del serbatoio cilindrico aveva portato alla sua rottura; una volta rotto il guscio interno il muro esterno di acciaio al carbonio si fratturò facilmente a contatto con GNL.
    Il serbatoio cilindrico si rovesciò poiché si reggeva su sostegni non resistenti al fuoco. La tecnologia del GNL rimase ferma fino al 1960 ed i serbatoi da allora furono costruiti con acciaio al 9% di nichel circondati da muri di contenimento.

    Methane Princess, 1965 (perdita di GNL)

    Il tubo con il quale veniva scaricato GNL fu disconnesso prima che si esaurissse completamente il liquido che riuscì a passare da una valvola non perfettamente chiusa. Acqua di mare venne versata nell’area interessata dalla fuoriuscita; si crearono comunque fatture sul ponte della nave.

    Jules Verne, Maggio 1965 (fuoriuscita di GNL)

    Al quarto caricamento della nave in Algeria, una fuoriuscita di GNL, causata dall’eccessivo riempimento di un serbatoio, produsse una frattura nel serbatoio stesso. La causa dell’incidente non è mai stata adeguatamente spiegata ma è associata alla rottura degli strumenti di misurazione del livello del liquido nel serbatoio e all’inesperienza dell’equipaggio.

    La Spezia, Italia 1971 (fuoriuscita di GNL)

    Il nave gasiera di GNL EssoBrega era attraccata nel porto da circa un mese in attesa di poter scaricare il suo carico di GNL in un serbatoio di stoccaggio. 18 ore dopo il riempimento del serbatoio ci fu un improvviso aumento di pressione nel serbatoio che causò la fuoriuscita di vapore di GNL dalle valvole di sicurezza e la nube rimase in aria alcune ore. Il coperchio del serbatoio fu leggermente danneggiato. Si stima che uscirono fuori dal serbatoio circa 2000 tonnellate di vapore di GNL. Non ci fu nessun incendio. Questo incidente fu causato da un fenomeno chiamato “rollover” che accade quando due diversi tipi di GNL aventi diversa densità e temperatura entrano in contatto. L ’improvvisa miscelazione di questi due gas produce un rilascio di grandi volumi di vapori che possono compromettere la capacità di emissione delle valvole di sicurezza sul coperchio del serbatoio.

    Montreal, Quebec, Canada, 1972 (esplosione nella camera di controllo)

    Il 27 maggio 1972 ci fu un’esplosione nell’impianto di liquefazione. L’incidente è accaduto nella camera di controllo a causa di un ritorno di gas naturale dal compressore alla linea dell’azoto; l’azoto veniva utilizzato per le operazioni di raffreddamento. Le valvole dell’azoto che erano state aperte durante l’operazione di raffreddamento non si chiusero completamente dopo l’operazione; ciò causò una eccessiva pressurizzazione del compressore ed il gas naturale entrò in contatto con l’azoto. La rottura del compressore compromise anche gli strumenti pneumatici di controllo che cominciarono a richiamare il gas naturale all’interno della camera di controllo. L’esplosione avvenne quando un operatore provò ad accendere una sigaretta.

    Staten Island, USA, 1973 (esplosione all’interno di un serbatoio di stoccaggio a terra)

    Un fuoco scoppiò in un serbatoio di GNL fuori servizio che era in riparazione. 40 operai che vi lavoravano all’interno morirono; il serbatoio veniva usato per stoccare il gas algerino; la copertura del serbatoio crollò a causa delle fiamme. Nonostante gli accurati sistemi di controllo un cortocircuito di un macchinario usato per la manutenzione provocò l’innesco di una sacca residua di gas ed una serie di reazioni a catena.

    Massachusettes, USA, 1974 (perdita di GNL)

    Il GNL era stato caricato su una chiatta; a causa di un problema elettrico si verificò la chiusura automatica delle valvole del liquido principale. Una certa quantità di GNL fuoriuscì da una valvola malfunzionante che però non aveva mostrato cedimenti durante le 7 ore di caricamento della nave. Si verificarono molte fratture sul ponte della nave in un area di circa 2 metri. L’ammontare del GNL fuoriuscito fu di appena 150 litri.

    Aquarius, settembre 1977 (fuoriuscita di GNL)

    Durante il riempimento del serbatoio della nave ci fu una fuoriuscita di 125000 mc di GNL dal tubo con cui si effettuava il caricamento. L’incidente potrebbe essere stato causato da difficoltà nel sistema di controllo del livello del liquido nel serbatoio. Sorprendentemente il coperchio di acciaio del serbatoio non subì nessun danno.

    Das Island, Emirati Arabi Uniti, marzo 1978 (fuoriuscita di GNL da una tubazione)

    Questo incidente avvenne a causa della rottura di un tubo di collegamento allacciato nella parte inferiore di un serbatoio di stoccaggio. Il serbatoio era del tipo a doppio guscio con un muro interno di acciaio al 9% di nichel mentre quello esterno di acciaio al carbonio. La fuoriuscita di vapore dal guscio esterno del serbatoio formò una nuvola più pesante dell’aria; fortunatamente non prese fuoco. Da quel momento i serbatoi a Das Island sono stati totalmente rimpiazzati con nuovi serbatoi dotati di aperture solo sulla parte sommitale ed un muro esterno in cemento armato precompresso; le aperture posizionate in alto sono divenute la pratica standard nella tecnologia dei serbatoi per GNL.

    Cove Point, Maryland, USA, 1979 (perdita di GNL)

    Da una pompa ad alta pressione si verificò una perdita di GNL che trovò sfogo in un condotto elettrico; il gas si accumulò nella scatola elettrica all’interno della centralina di trasformazione. Quando l’impiegato aprì il circiuto per fermare la pompa si verificò l’innesco con conseguente esplosione. L’impiegato morì ed un altro rimase seriamente ferito.

    Mostafà Ben Bouliad, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola)

    Mentre una nave gasiera di GNL con serbatoio di 125.000 metricubi scaricava a Cove Point, una valvola di controllo si ruppe rilasciando una piccola quantità di GNL. Si verificarono crepe sul ponte della nave. Le vibrazioni della nave e del sistema di pompaggio sembrano essere stata la causa del cedimento di un bullone della valvola di sicurezza. Da allora furono insatallati maggiori sistemi di sicurezza e valvole di controllo più sicure.

    Pollenger, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola)

    Mentre la nave stava scaricando il gas nel terminale di Everett in Massachusetts, una perdita di GNL da una valvola fratturò il coperchio di uno dei serbatoi della nave stessa. La quantità di GNLfuoriuscita fu esigua, probabilmente qualche litro, ma l’area fratturata fu di circa 2 metri quadri.

    Bontang, Indonesia, 1983 (esplosione di uno scambiatore di calore)

    Il 14 aprile avvenne una grande esplosione di GNL. La rottura di uno scambiatore di calore in un terminal GNL causò una grave esplosione. La rottura avvenne a causa di una pressione troppo elevata dello scambiatore di calore causata da una valvola chiusa sulla linea di scarico. Tutti i sistemi di sicurezza per la rilevazione della pressione erano connessi a questa linea. La pressione del gas nello scambiatore, che lavora a 250 psig (17 bar circa), raggiunse i 500 psig (34 bar circa) causando la sua rottura. Frammenti e pezzi meccanici furono proiettati a 50 metri dallo scambiatore.

    Nevada Test Site, Mercury, NV, 1987 (nube di GNL)

    Si verificò l’innesco di una nube di vapore di GNL durante un test a scala reale. Si stava studiando l’efficacia di alcune tecniche per ridurre l’estensione delle dispersioni di nubi di vapori di GNL. La nube si infiammò incidentalmente durante il quinto test causando danni alle apparecchiature utilizzate durante i test.

    Bachir Chilani, 1990 (frattura del guscio di un serbatoio)

    Si verificò una frattura nel guscio interno di un serbatoio da 130.000 metricubi della nave gasiera. La frattura interna del guscio si presentò in una parte della struttura della nave che è soggetta a grandi sollecitazioni che accompagnano i sovraccarichi sul guscio durante le mareggiate. La frattura della placcatura interna del guscio provocò l’ingresso di acqua di mare nello spazio dietro l’isolamento del carico.

    Est dello Stretto di Gibilterra, 2002 (collisione gasiera con sottomarino nucleare)

    Collisione tra la Norman Lady, una nave gasiera GNL, e il sottomarino nucleare U.S.S. Oklahoma City. Per fortuna la nave aveva da poco scaricato il carico di GNL a Barcellona in Spagna. I danni ad entrambe le imbarcazioni sono stati limitati e sono stati causati dal periscopio.

    Skikda – Algeria, gennaio 2004 (insufficiente manutenzione)

    20.1.2004 Skikda, Algeria
    Esplode impianto GNL: 27 morti – 74 feriti
    ANSA Esplode petrolchimico – REUTERS LNG explosion kills 27- Algerian LNG Plant Explosion
    Il 19 gennaio si è verificata una esplosione di una parte dell’impianto di produzione di GNL, che ha innescato una densa nube di vapore; sono state necessarie 8 ore per estinguere l’incendio. L’esplosione ed il fuoco hanno distrutto una porzione dell’impianto causando la morte di 27 operai, 74 feriti e danni anche molto al di fuori dei confini dell’impianto. L’impianto di Skikda è costituito da sei unità di produzione di GNL detti “treni”, da serbatoi di stoccaggio di GNL e da edifici amministrativi. Il fuoco ha distrutto 3 treni di produzione ma non ha danneggiato né i rimanenti 3 treni né i serbatoi di stoccaggio. Inizialmente le cause dell’incidente sono state attribuite al mal funzionamento di una caldaia di produzione di vapore ma successive gli investigazioni hanno ipotizzato una perdita di GNL da una tubazione dovuta ad una insufficiente manutenzione.

    Trinidad Tobago, giugno 2004 (cause ancora da accertare)

    Una turbina, utilizzata nell’impianto numero 3 per fornire energia ai compressori necessari alla liquefazione del gas, è esplosa. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare.

    Belgio, luglio 2004

    31.7.2004 Belgio
    Esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti
    TG3 – “Debris from the initial explosion was found up to four miles away” (BBC video)
    Un gasdotto di GNL della Fluxy è esploso uccidendo 15 persone in Belgio.

    Norvegia, settembre 2004

    Una gasiera GNL si è incagliata a nord di Bergen. I motori della nave si erano fermati e le ancore erano inutilizzabili a causa delle condizioni di tempesta. Comunque due rimorchiatori erano riusciti ad agganciare e rimorchiare la nave quando questa era arrivata a solo 30 metri dalle rocce. Erano stati fatti i preparativi per evacuare le 800 persone residenti dell’isola di Fedje, per paura che la nave potesse esplodere nel caso di collisione con le rocce.

    USA, marzo 2005

    In seguito all’esplosione di una casa nel marzo del 2005, uno studio ha rivelato che l’origine dell’incidente può essere addebitato al GNL. La Washington Gas è arrivata alla conclusione che il GNL ha provocato il restringimento e la perdita delle guarnizioni di gomma all’interno dei raccordi del gas. Uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano l’essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture. Ci sono state circa 1400 fughe di gas negli ultimi due anni a causa delle rottura delle guarnizioni. La società ha divuto lanciare un progetto da 144 milioni di dollari per sostituire le parti difettosa degli impianti.

    Nigeria, agosto 2005

    30.8.2005 Nigeria
    Esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi, 27 chilometriquadri inghiottiti dall’inferno
    LNG pipeline explosion
    Un gasdotto di GNL interrato è esploso a Kalakama, una comunità di pescatori Ogoloma nella regione del Okrika nel Rivers State. L’inferno ha inghiottito 27 chilometriquadri. Undici persone disperse. La fauna, pesci e crostacei tipici dell’ambente delle magrovie, e la flora acquatiche sono andati completamente distrutti. L’esplosione è stata così grande che è stata sentita dagli abitanti dell’isola di Okrika e dall’area di Borikiri di Port Harcourt.

    India, settembre 2005

    Un vento di 40 nodi ha determinato un incidente al terminal GNL Petronet a Dahej quando i rimorchiatori della gasiera GNL Disha hanno urtato il molo. La gasiera LNG è stata dismessa dopo lo scarico del GNL. Petronet sta valutando i danni.

    Savannah, GA, marzo 2006

    Near-miss shuts down LNG imports on Elba
    Una fuoriuscita potenzialmente disastroda è accaduta quando la gasiera GNL Golar Freeze ha scaricato il gas liquido al terminal GNL Southern presso l’isola Elba Island. La nave ha rotto gli ormeggi ed ha si è allontanata dalla banchina. Il porto è stato chiuso per 36 ore. La Guardia Costiera e i tecnici della FERC (Federal Energy Regulatory Commission) hanno aperto un’inchiesta.

    Trinidad & Tobago, maggio e giugno 2006

    FIRE AT LNG PLANT Trinidad News, Trinidad and Tobago
    Un altro incidente è accaduto all’impianto Atlantic GNL a Point Fortin. Lo scoppio e l’incendio è dovuto ad una guarnizione che ha ceduto. L’incidente non ha provocato feriti o danni all’impianto. Secono il rapporto dei Vigili del fuoco, quando la guarnizione ha ceduto è scoppiato l’incendio. Un dipendente ha avvertito un funzionario della sicurezza che ha spento le fiamme. In un altro incidente i dipendenti sono stati evacuati dopo che uno di olro era stato colpito da una connessione che è saltata. Tre giorni prima l’impianto 11 era stato chiuso per 6 ore quando è stata scoperta un perdita di gas da un tubo.

    Giordania, luglio 2006

    Jordan Liquid-Gas Ship Mishap Injures 19
    Una gasiera GNL ha avuto un incendio quando scaricava il GNL a Aqaba. Sono rimaste ferite 12 persone. Quattro di queste persone erano vigili del fuoco. E’ stata necessaria un’ora per riportare la situazione sotto controllo. Gli atri feriti erano dell’equipaggio della gasiera. La nave è stata subito evacuata ed è stata trainata dalla banchina ad un porto nel Mar Rosso in quanto aveva scaricato soltanto la metà del suo carico. Le cause del incidente sotto alla base di un inchiesta.

    Danni:

    Non si conoscono gli effetti sull’ambiente marino, ma certamente l’immissione di oltre 20 tonnellate di cloro attivo l’anno in mare, non sarà certamente un toccasana… ciò non considerando i circa 200 milioni di litri di acqua che saranno reimmessi quotidianamente in mare ad una temperatura inferiore all’ambiente circostante di circa –7°C.

    La svalutazione delle unità immobiliari in prossimità di impianti di rigassificazione viene calcolato dal 30 al 50%.

    Proteste nel mondo:

    22.12.05 Proteste nel Rhode Island

    22.10.05 Proteste a Boston

    8.12.05 Proteste in Oregon

    23.8.05 Proteste in Canada

    22.8.05 Proteste nel Maine

    26.5.05 Proteste nelle Bahamas

    1.5.05 Proteste a Long Beach

    21.4.05 Proteste in California

    20.4.05 Proteste a Long Island

    11.4.05 Proteste a New Orleans

    21.1.05 Proteste in Russia

    13.12.04 Proteste in Messico

    30.9.04 Proteste in California

    6.7.04 Proteste nel Maine

    California: a Oxnard bloccano il GNL

    Affettuosi saluti G. J. Morici

  11. Se avessimo voluto nasconderlo non ci saremmo esposti con i nostri nomi reali… aspettavamo una domanda diretta invece di allusioni.
    Ciò non toglie che stiamo argomentando le nostre posizioni e non ne stiamo facendo una questione partitica, anche perchè non facciamo parte di nessun partito e l’avvocato Virone è venuta a conoscenza di questa iniziativa col nostro primo comunicato.

    Anche la “lunga” lista (minestrone) di incidendi non mi ha convinto. Un prossimo post le spiegherà il perchè. Preferisco questa soluzione così da render più visibile la risposta.

  12. […] quando ho cominciato l’avventura col Comitato pro rigassificatore sono stato costretto a dover argomentare bene le mie posizioni, trovare le crepe nelle posizioni […]

  13. Avrei dovuto capirlo subito, invece i dubbi sono nati solo a seguito delle dichiarazioni fotocopia con quelle del consigliere Virone. A quale maggioranza favorevole all’impianto di rigassificazione fa riferimento? A quella dei 5 voti contrari alla mozione sul referendum (Virone compresa), contro i 21 favorevoli? Ai due componenti conosciuti del Comitato Pro-Rigassificatore (Di Rosa compreso), contro i 2000 aderenti al Comitato Pro-Referendum? Ai pochi cittadini illusi con i posti di lavoro, contro la moltitudine contraria? Ora mi è chiaro il perché nessuna replica sia venuta da parte Vostra nei confronti dell’onorevole Saverio Romano… Nel Comitato Pro-Referendum, ci sono anche soggetti politici che si sono scontrati con i propri referenti sulla questione rigassificatore. Avrei preferito un confronto costruttivo, potere informare la popolazione sui pro e i contro dell’impianto, non dover discutere di posizioni politiche precostituite. Cosa dire? Posso solo complimentarmi per la fedeltà manifestata ai Vostri referenti politici…. Cordiali saluti

  14. Carissimo,
    non ho nessun referente politico e mi spiace deluderla, come vede l’amico Luigi mi sostiene nella ricerca dei documenti e nell’evidenziare le pecche, ma non abbiamo nessuno a cui rendere conto della nostra attività.
    Già da tempo siamo impegnati nel sociale con la nostra associazione (tramite la quale avvenne un nostro primo contatto sulla storia della scoperta del nuovo tempio), pur nella situazione di fuorisede.
    Non ho letto la dichiarazione di Romano, come le dicevo è difficile, da Roma, monitorare quotidianamente chiunque apra bocca.
    Nell’altro post le ho scritto da che parte sto, mi pare non abbia ancora replicato a quell’alta dichiarazione di principi guida.
    Ho una posizione frutto della mia formazione che mi fa essere diffidente ad ogni forma di allarmismo catastrofistico che porta all’immobilismo.
    Se anche fossimo vicini ad una forza politica (cosa di cui non ci sarebbe da vergognarsi) non avremmo comunque tradito la fiducia dei nostri lettori e sostenitori, poichè abbiamo sempre ampiamente argomentato le nostre posizioni.

    Offende profondamente la mia intelligenza se continua a credere che abbia interessi politici da difendere. Come le ho dimostrato sono stato stato aperto a studiare le alternative che proponeva (quindi senza posizioni precostituite) nelle quali ho trovato “contro” sufficienti a non farmi cambiare idea.
    Continuerei sulla strada del dibattito costruttivo che in questi giorni abbiamo affrontato (e che ha fatto aumentare notevolmente le visite sul sito), invece di ridurre la questione a giochi politici di forza dei quali non faccio parte.
    La maggioranza a cui faccio riferimento è quella democraticamente eletta e che ha l’obbligo morale della scelta. L’invito a leggersi l’ultimo post con appunti alla rubrica di Salvatore Pezzino.

  15. Se realmente avete a cuore le sorti della popolazione agrigentina, invitate i visitatori a consultare i siti delle associazioni, dei partiti e dei sindacati, di tutte le città italiane interessate da simili progetti. Si scoprirebbe così come gli stessi sindacati, associazioni e partiti politici quì favorevoli all’opera, altrove hanno costituito comitati per il no. Come mai le stesse osservazioni che solleviamo noi e ci vengono contestate, altrove vengono perorate proprio dai nostri detrattori. Ci sono molte cose delle quali non siamo convinti… Lei parla di interessi della collettività, intesa in maniera globale, della nazione e di tutti gli italiani, dei costi aziendali che incidono poi sulle nostre bollette. Ha mai pensato che l’incidenza del 20% in più sui costi del gas alle aziende del nord, grazie al rigassificatore in Sicilia e non nel nord Italia (così come affermato dai dirigenti Enel), si ripercuoterà sui costi di produzione delle aziende e quindi sulle tasche di tutti gli italiani? Perchè quindi insistere a voler realizzare un’opera in un’area tanto distante dalle industrie e che se realizzate più nelle vicinanze farebbe risparmiare del 20% il costo energetico? La sola risposta che trovo a questa domanda, è quella che solo da noi è possibile realizzare un’opera di tale impatto, promettendo in cambio ritorni occupazionali inesistenti. La invito cordialmente ancora una volta, a volersi meglio documentare e aiutarci ad evitare uno scempio del quale saremo costretti a vergognarci in futuro con i nostri figli.

  16. […] Per sciorinare una lista meritevole di essere letta, il Comitato No rigassificatore di Agrigento, ha dovuto cominciare da un incidente avvenuto nel 1944 per raggiungere quota 23 incidenti nel 2006. Meno di uno ogni due anni, la metà dei quali avvenuti prima del 1970, e alcuni dei quali assolutamente irripetibili (scontro di metaniera nel canale di Gibilterra, notoriamente molto trafficato, con un sottomarino nucleare che ha urtato con il periscopio e che non ha prodotto conseguenze). Nella lista minestrone sono stati inseriti anche incidenti di esplosione di gasdotti che nulla hanno a che fare con il progetto di Porto Empedocle e sono simili a quelli che ci portano GNL via terra dalla Russia, dovremmo rinunciare anche a quelli? […]

  17. Meno di uno ogni due anni… Ma perchè non dichiara su quanti impianti? Mi fa ridere la distinzione tra rigassificatore e gasdotto; ma come crede che verrà trasportato il gas dall’impianto alla rete già esistente? Riguardo gli incidenti, provi per un attimo a pensare a cosa sarebbe accaduto se la nave porta-containers a poche miglia da Mazara avesse urtato anzichè il natante del CNR, una nave metaniera. Si sarebbe avverato lo scenario descritto da Piero Angela? A proposito del traffico marittimo, Lei certamentedimentica la presenza di 150 navi metaniere l’anno e l’aumento di natanti dovuto ai previsti collegamenti dalle “autostrade del mare”. Rigurdo l’impianto esistente a Panigaglia, il quale non ha mai causato problemi di inquinamento o risospensione dei fondali, la invito a leggere l’articolo pubblicato da “La Nazione” e riportato su lavalledeitempli.net e provi poi a dare uno sguardo alle riprese satellitari sia di Panigaglia che di Porto Empedocle, vedrà con i suoi occhi come siano realtà ben diverse… L’una in una zona isolata tra le colline, l’altra in pieno centro urbano. Tutto ciò senza considerare come l’impianto empedoclino sia 4 volte più grande di quello di La Spezia, il quale fu comunque realizzato nel ’70 e quindi in un periodo non solo di scarsa sensibilità sulle temetiche ambientali, ma anche di scarsa informazione sui tanti aspetti negativi di tali impianti. Le ricordo, che amianto, tabacco, smog, radiazione e tanti altri elementi riconosciuti oggi nocivi, non lo erano sino a qualche decennio addietro. Ma poichè in passato si è distrutto l’habitat e tante vite umane, questo giustifica a suo giudizio qualsiasi altro scellerato intervento. Perchè non lancia la proposta di una megadiscarica in piena Valle dei Templi o un bel termovalorizzatore al Colosseo? Anche gli americani vogliono i rigassificatori, peccato che stiano tentando di realizzarli in Messico… Lei sa che negli oltre 50 stati americani esistono solo 4 impianti di questo genere? in Italia, vorremmo realizzarne 15… Nella debita proporzione, gli USA dovrebbero avere oltre 600 rigassificatori. Mi chiedo: poichè Lei risiede spesso a Roma, perchè non prova a promuovere da quelle parti questa splendida iniziativa?

  18. Rida pure, ma negli articoli si parla di gasdotti di GNL, il gas dall’impianto alla rete va certamente tramite gasdotti, che hanno le stesse caratteristiche di quelli che le portano il gas in casa.
    L’unico tratto di gasdotto di GNL a Porto Empedocle sarebbe quello che porta dalla banchina di attracco ai silos.

    Negli USA la maggior parte dell’energia elettrica viene prodotta tramite centrali nucleari, ne segue che noi che soffriamo la carenza di questa fonte di energia, dobbiamo approvigionare altre materie prime energetiche.

    Io sono favorevole ai termovalorizzatori se rispettano le norme di sicurezza e se non sono in aree di pregio. Uno nella Valle lo contrasterei, ma in altri luoghi ne potrei parlare.

  19. Peccato che la rete cittadina non abbia una capacità di 8 miliardi di metricubi anno a differenza di quanto da lei sostenuto e inoltre, mi tolga una curiosità se il gasdotto arrivasse dalla banchina d’attracco al silos, come da lei dichiarato; dal silos al gasdotto Snam ci arriverebbe telepaticamente? Forse sarebbe meglio che lei desse uno sguardo al progetto…

  20. Nella lista degli incidenti lei scrive:

    30.8.2005 Nigeria Esplode un gasdotto di GNL

    Io le ho contestato che nella lista c’è un minestrone di incidenti.

    Naturalmente per collegare la rete Snam all’impianto serve un gasdotto, ma non un gasdotto di GNL (Gas Naturale Liquefatto)!!! Quindi dalla lista vanno depennati gli incidenti ai gasdotti di GNL.

    Il gasdotto che collega l’impianto alle rete di distribuzione porterà metano rigassificato, quindi con la stessa possibilità di incidenti della rete che le porta il gas in casa.

    Ribadisco che l’unico tratto di gasdotto di GNL va dalla banchina ai silos.

    Senza contare che ha anche inserito incidenti a impianti di produzione di GNL, cosa che notoriamente richiede un impegno tecnologico ed energetico maggiore per far scendere la temperatura del metano a -162° C, ed è molto diversa dal semplice scambio termico dell’impianto di rigassificazione.

    Se il nostro obbiettivoè chiarire le idee alle persone è inutile mettere in gioco situazioni che nulla hanno a che fare con la vicenda specifica.

  21. Orbene, per essere più precisi, è opportuno evidenziare come per l’impianto de quo sia necessario realizzare sia il gasdotto GNL, di collegamento tra il punto d’attracco e l’impianto, sia il collegamento fra l’impianto e la rete Snam per il gas allo stato aereiforme. Nel “minestrone” è citata l’esplosione di un gasdotto GNL, che causò la distruzione di 27 Kmquadri di territorio. La invito a darmi 2 smentite:
    1) l’impianto di collegamento fra punto d’attracco e silos, è un gasdotto GNL?
    2) Il paese di Porto Empedocle, qualora si verificasse quanto accaduto in Nigeria, sarebbe o non sarebbe investito da una fiammata?
    Le risparmio tutte le precedenti domande alle quali non ha mai risposto.

  22. P.S. Dando sempre per assunta la sua buona fede, le porgo due ulteriori domande:
    1) il maggior impegno tecnologico che lei cita, non è quello (che sempre a vostro dire) che dovrebbe garantire una maggiore sicurezza?
    2) è proprio sicuro che il gasdotto che porta il gas a casa sua, abbia una capacità di 8 miliardi di metricubi/anno?
    Le pongo questa domanda, perchè o lei non ha la più pallida idea della differenza che passa tra il tubo del gas di casa sua e la rete nazionale, o lei consuma più gas di qualsiasi grande industria italiana e di conseguenza si è reso necessario un allaccio della sua abitazione direttamente alla rete nazionale…

  23. 1) un gasdotto che possa fare una voragine di 27 kmq ha una portata simile a quelli che collegano Russia e Italia (30 mld mc/anno), non certo un collegamento di 1 km tra banchina e silos. Ma si può “definire” gasdotto GNL.
    2) Non è impossibile, ma improbabile tanto quanto un aereo precipiti su via Roma.
    3) Il maggior impegno tecnologico di un impianto di liquefazione è dovuto al fatto di dover forzar le leggi della termodinamica. L’impianto di rigassificazione, nonostante abbia la tecnologia che ne garantisce la sicurezza, è meno complesso di uno di liquefazione, ciò è un motivo in più di sicurezza perchè sono minori le variabili da controllare.
    4)Naturalmente la rete che porta il gas fino al mio appartamento è diversi ordini di grandezza inferiore, ma attualmente l’Italia è percorsa da gasdotti di portata pari o superiore a quello che porterebbe il gas aeriforme alla rete Snam. Se non ci crede guardi qui
    http://www.snamretegas.it/italiano/chi_siamo/documenti/bilancio_2005_html/management/infrastrutture_trasporto_rigas.html
    Un tratto in più non farebbe la differenza.

  24. Nella debita proporzione nel caso di Porto Empedocle (secondo i suoi stessi calcoli) la voragine sarebbe appena di 6Kmq, tanto quanto riguarderebbe l’intero paese. Voglio anche precisare, che in Nigeria non si creò una voragine, ma un’immensa fiammata che investì il territorio. Dal sito da lei indicato, risulta che per il gas importato dalla Russia, le due linee del gasdotto hanno un diametro di 42/36 e 34 pollici, contro i trnta pollici di quello di Panigaglia che ha una capacità del 25% rispetto quello empedoclino. Faccia un pò lei stesso i conti… Ritengo inoltre, che lei faccia una gran confusione sulla lunghezza del gasdotto, che in quanto tale, comprende il tratto di congiungimento alla rete Snam, infatti, il gas proveniente dalle altre nazioni, è allo stato aereiforme come quello che dal silos arriverebbe alla rete nazionale. Le chiedo inoltre: quanti di questi gasdotti trasportano 8 miliardi di mc/anno di gas, passando a qualche centinaio di metri dall’abitato? Per sua conoscenza, tengo inoltre ad informarla che anche a livello internazionale si comincia a palesare il timore di possibili attentati alle metaniere. Lo ha sostenuto mercoledì sera il segretario generale della Nato, Jaap de Hoopo Sceffer durante una cena organizzata dalla società di assicurazione Lloyd a Londra, il quale ha dichiarato che:”L’organizzazione per la difesa nord-atlantica Nato, dovrebbe riflettere sull’opportunità di usare le proprie navi da guerra per difendere il trasporto di GNL in futuri tempi di crisi”. La notizia tratta dalla Staffetta Quotidiana, dovrebbe indurre i fautori del rigassificatore empedoclino a riflettere. Se è pur vero che non si devono diffondere false notizie allarmistiche (inoltre non necessarie in quanto sono più che sufficienti quelle veritiere), riteniamo sia doveroso informare la popolazione sulla vera natura dell’impianto e di quanto al medesimo connesso. Credo che la popolazione agrigentina e le future generazioni, non avranno motivo alcuno di ringraziare quanti acriticamente stanno svendendo il nostro territorio. Se la vostra posizione fosse dettata dalle ricadute occupazionali, voglio ricordarle come siano in gioco ulteriori 200 posti di lavoro all’Italkali, per i quali nessuno sp dispera e come iniziative quali il Golf Resort che ben altre prospettive offre al territorio, siano state osteggiate senza che si sia avvertita la necessità di creare comitati a favore, siti internet e blog. Facciamo un bell’esame introspettivo e proviamo a chiederci cosa in realtà ci spinge ad intervenire su questo argomento… Se fossi un politico agrigentino, non mi lascerei comunque sfuggire l’occasione per chiedere quelle forme di compensazione che spettano alle popolazioni interessate, altro che temere il costo del referendum. Mi spiega come mai Enel si adopera solo adesso che si è aperto un dibattito e non prima, nel proporre forme di compensazione in precedenza non previste, quali la metanizzazione gratuita, la metropolitana di superficie ed altre? Da ambientalista non ho l’obbligo morale di tentare di impedire un tale scempio, ma se fossi stato un politico, avrei quantomeno tentato di trarre quanti più vantaggi possibili per il mio paese. Ma poichè si sà che noi siciliani siamo generosi, eccocci pronti a regalare le nostre risorse, il nostro territorio ed iul futuro dei nostri figli. Lei credo non abbia figli, ma certamente ne avrà in futuro e mi creda, non vorrei trovarmi al suo posto nel dovere spiegare ai miei figli il perchè di scelte tanto scellerate…

  25. In merito al commento lasciato dal sig. G.J.Morici vorrei fornire alcune precisazioni tratte da uno studio fatto dalla SSC (“stazione sperimentale per i combustibili”).

    D: è vero che come afferma uno studio commissionato dal consiglio comunale di Oxnard per valutare i rischi nel caso di peggior incidente la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 55 km distruggendo tutto nel suo cammino?
    R: La rottura contemporanea di tutti e cinque i contenitori della nave considerata nello studio è un evento estremamente improbabile in assenza di un evento dirompente (ad esempio: un attacco militare/terroristico di rilievo). Il risultato di tale attacco potrebbe generare più facilmente un incendio che non la dispersione del gas. Non è comunque possibile rimuovere istantaneamente il doppio scafo di una nave metaniera a meno dell’uso di una rilevante quantità di esplosivo che farebbe più danni della conseguente perdita di gas e successivo incendio.
    Il GNL per poter dar luogo ad una esplosione deve prima evaporare, miscelarsi con l’aria in concentrazione opportuna (a condizioni atmosferiche dal 5% al 15%) e poi venire a contatto con un innesco (energia minima di 0,29 mJ inferiore a quella che normalmente si verifica quando si scende dall’auto e si tocca la maniglia della porta del box). Altri possibili inneschi sono ovviamente le fiamme, le sigarette, il macchinario in generale, l’elettricità statica, le superfici molto calde, ecc….
    Il gas ha scarse probabilità di diffondersi su grandi distanze senza venire a contatto con un innesco che lo accenda e propaghi la combustione fino al punto di emissione, pertanto lo scenario di una diffusione di una nube di gas all’interno di centri abitati è solo teorico. Il modello di dispersione gaussiana utilizzato per il calcolo della distanza delle 30 miglia non è appropriato per la dispersione del vapore di GNL, risulta più realistico il modello di gas pesante riportato nel recente studio del Sandia (Dicembre 2004). Questo studio nell’ipotesi di uno scenario di uno squarcio intenzionale riporta che i maggiori infortuni e i danni più significativi si estendono per meno di mezzo miglio dal punto di origine della perdita.

    Per quanto riguarda l’affermazione di Science and Environmental Policy Project:
    La stima del pericolo potenziale basato sul criterio del contenuto energetico è fuorviante ed errata perchè allo stesso modo possiamo affermare che:
    – 3 ore di luce solare su una superficie di 1mq equivalgono a 1,4 kg di TNT;
    – 50 litri di benzina nel serbatoio dell’auto equivalgono a 305 kg di TNT;
    – una catasta di legna di 1000 kg equivalgono a 3500 kg di TNT;
    – 10 kg di carbone equivalgono a 447 kg di TNT.
    Inoltre parlare di esplosione nucleare è solo un modo per gettare fumo negli occhi alla gente, oppure credete davvero che gli effetti di un’esplosione nucleare possano essere davvero paragonabili a quelli di un’esplosione di una metaniera???

    Se vogliamo parlare per slogan liberi di farlo, ma se, come ha fatto Lei per primo sig. Morici, inneggiamo alla corretta informazione evitiamo di usare studi sbagliati per confondere la gente.

    A proposito di slogan… chiedete a chi ha votato contro il nucleare se ora gli va bene che da noi l’elettricità costa di più.

    Spero solo che un domani non dovremo chiederci se ci va bene stare d’inverno senza gas perchè qualcuno ha votato contro i rigassificatori…

  26. 1) il doppio scafo di una metaniera, secondo studi del Pentagono, sarebbe perforabile con un’arma di medio calibro e senza necessità di cariche esplosive
    2) effettivamente basta poco ad innescare l’eventuale nube di gas, che così forse non avrebbe il tempo di percorrere le svariate decine di chilometri, ma certamente le poche centinaia di metri che separano l’impianto dall’abitato si.
    3) nel caso “Nigeria” si è andati ben oltre il mezzo miglio.
    4) i fattori che farebbero aumentare in maniera esponenziale il rischio, non vanno dimenticati: terrorismo (secondo fonti governative metaniere e rigassificatori rientrano tra gli obiettivi indicati); collisioni e bassi fondali (mi sembra le condizioni sussistano tutte).
    Le risparmio tutte le altre valide motivazioni per dire “no”.
    Desidero solamente, che Lei spiegasse all’amico Nocera, che la vicenda Nigeria non scaturisce dall’incendio di Gas Naturale Liquido (come ha più volte precisato), ma dall’innesco e incendio/esplosione della sua forma gassossa.
    Allo stato liquido infatti, il GNL non si innesca…
    Finora non avevo voluto fare tali precisazioni, poichè più volte avevo esortato il comitato a volersi meglio documentare in modo da poter affrontare un dibattito costruttivo, sulla scorta di un minimo di conoscenza della materia. Forse questa è la volta buona… Cordiali saluti

  27. P.S.
    Dimenticavo: non esiste modo di spegnere un’eventuale nube di gas, se non quello di aspettare che si estingua da solo l’incendio…

  28. L’amico Nocera, sa bene che il GNL non si innesca, infatti ha preso a paragone un gasdotto tradizionale (Russia-Italia).
    L’amico Nocera, ha sempre accolto il consiglio di meglio documentarsi, infatti si nota un’evoluzione nella terminologia usata e nelle argomentazioni.
    L’amico Nocera più si documenta, più capisce che ha ragione.
    L’amico Nocera ringrazia Giancarlo per le ottime osservazioni.
    L’amico Nocera spera che ulteriori “amici” (che non deve per forza conoscere, gli basta che facciano funzionare il cervello) possano aiutarlo in questa battaglia formativa.

  29. Forse mi è sfuggito qualche passaggio, perchè altrimenti vorrei capire meglio la precisazione sul 2gasdotto GNL!!!!! ossia liquido. Ma a prescindere da ciò, mi chiedo come mai non facciate altre analisi quali quelle del rapporto tra impatto negativo e benefici. Se Lei leggesse come dice, si sarebbe3 accorto come il governatore della nLiguria abbia detto “no” all’ampliamento dell’impianto di Panigaglia, di come abbia parlato di inquinamento e mancato ritorno occupazionale e di come Porto Venere abbia ottenuto la “bandiera nera”. Aggiungo inoltre: come mai le misure compensative aumentano quanto più aumenta il fronte del “No”? Perchè Enel non ha proposto prima? E il sindaco, non aveva il dovere nei confronti dei suoi concittadini di ottenere quanto più possibile? Credo proprio che se malaguratamente si dovesse realizzare l’impianto e se fossero concesswe misure di compensazione, i nostri concittadini non dovranno certo ringraziare per queste ultime quegli amministratori e consiglieri che avevano già svenduto il territorio. Rifletta e non se la prenda…

  30. P.S. Il mio cervello non è stato certamente gasato, la prego pertanto di non scadere in considerazioni di dubbio gusto quali quelle che solo chi favorevole all’impianto fa funzionare il cervello. Grazie

  31. Nessuna considerazione di dubbio gusto… ho solo affermato che tra i miei amici voglio gente che ragiona, è tanto grave?
    Lei potrebbe essere benissimo amico mio, anche se siamo su schieramenti opposti.

    Premesso che non ho seguito le vicende degli ultimi giorni perchè impegnatissimo su altri fronti, su Panigallia mi sembra lapalissiano che il rigassificatore c’è e funziona! Non ho sentito parlare di catastrofi o nubi infiammate che fanno strage…
    Nel post “Non dobbiamo fare beneficenza” ho proprio sostenuto che dobbiamo guadagnarci, non dobbiamo regalare nulla!
    Perdoni la brevità, sono distrutto…

  32. Il primo incidente accadde l’anno successivo alla realizzazione dell’impianto, allorquando da una metaniera fuoriuscirono 2000 tonnellate di gas, senza che fortunatamente accadde nulla. La popolazione tenne il fiato sospeso per qualche ora… A prescindere dagli aspetti legati alla sicurezza- lei certamente no0n sa anche della nostra ultima smentita a Firetto in relazione alla pubblicazione su internet del gasdotto, mappe catastali comprese- è innegabile il danno che subisce il territorio dalla presenza di questo ge3nere di impianti ed è altrettanto innegabile, che la realizzazione di questo specifico impianto non serve certamente al popolo siciliano. Gli atteggiamenti ad oggi tenuti da taluni amministratori, avrebbero già consentito ad Enel di realizzare l’opera, senza ulteriori misure di compensazione. A Suo giudizio, un sindaco ha il dovere di curare gli interessi del paese che amministra o quello di accettare (riducendo i costi per un’azienda privata) l’obolo offerto? Pur restando nella posizione di un no determinato, devo far presente come l’atteggiamento Enel sia mutato anche nei riguardi del Comune di Agrigento. E di questo, il merito sarebbe di chi avevfa già svenduto il territorio? Forse più che Lei o io, sarebbe bene che cominciassero a chiederserlo anche altri… Se come penso, dietro il Vostro operato non esistono interessi particolari, credo che potremo avviarci verso un dibattito costruttivo che, se anche con divergenze di opinioni, potrà contribuire ad informare gli agrigentini. Cordialmente Gian

  33. L’unico incidente di Paligaglia è del 1971!!!! Con nessun ferito, solo tanta paura… magari suscitata da quanti hanno comiciato a dire:”te lo avevo detto che scoppiava!!!”.
    Il fatto che gli amministratori abbiano sbagliato nella gestione a me fa dire: “aggiustiamo il tiro, ma andiamo avanti”, a lei: “il rigassificatore non si deve fare!”. Vi riconosco cmq il merito di aver posto la questione.
    Io il dibattito costruttivo lo vedo in atto, anche se per via telematica.
    Gradierei però che nel suo sito, oltre al ritaglio di alcune mie affermazioni, mettesse anche il link completo della fonte, per permettere a quanti la seguono di controllare le mie ulteriori repliche, i commenti di terzi e avere un quadro generale della discussione.
    Ho provato a lasciare un commento “da voi”, ma in questo momento non è possibile in nessuno di quelli che mi riguardano, spero cambierete presto politica.

  34. Ad oltre un mese di ditanza, torno a risponderle sul suo sito. Mi ero rpromesso di non farlo più, visto che le posizioni da Lei epresse in merito al rigassificatore, sono precostituite e hanno come unico obiettivo la difesa ad oltranza dell’impianto. Leggo oggi la Sua replica al mio intervento su agrigentonotizie (uno dei pochi organi di stampa che continua a mantenere un atteggiamento imparziale sulla vicenda)e ciò mi costringe a risponderLe. Il lettore (ossia il sottoscritto), non confonde le due diverse tipologie di impianto industriale, ma si limita ad evidenziare come taluni impianti (e gasdotti, oleodotti, rigassificatori etc, lo sono tutti…), possano causare seri incidenti e pertanto, nei paesi più civili del nostro (e l’Arabia Saudita lo è), tali opere si tende a realizzarle lontano dai centri abitati (nel caso in specie, leggasi nel “deserto”. Per quanto concerne le Sue lamentele, all’impossibilità di rispondermi nel mio sito, Le faccio presente come la sezione “rigassificatore” e molte pagine su svariati argomenti, consentano la possibilità di lasciare commenti e pertanto, le Sue recriminazioni appaiono pretestuose. Mi dispiace dover constatare come nessun intervento del Vostro Comitato, si registri su temi quali la faziosità di certa stampa, la mancata informazione, il depliant pubblicitario dell’Enel offerto ai lettori del La Sicilia, le mendaci dichiarazioni dell’ingegnere Luzzio su come tutta la popolazione sia d’accordo con l’impianto o le fantasie di taluni giornalisti che hanno visto nei rigassificatori spagnoli dei luoghi di relax (tutte cose queste, smentite sul mio sito da filmati, foto e notizie). Se veramente vuol rendere un buon servizio alla popolazione ed all’informazione in tema di rigassificatori, La invito ad assumere atteggiamenti più imparziali.
    Sono certo, che ciò gioverebbe anche al suo blog. La notizia data con tanta enfasi,che avete raggiunto dopo 3 mesi quota 2000 visite, mi fa sorridere, posto che solo nella prima quindicina di questo mese, la visite alle nostre pagine sull’argomento sono state oltre 2300 (dimostrabili, e se vuole le mostro anche il totale delle visite nei tre mesi…). A me personalmente, non interessa pubblicizzare tali dati, visto che l’obiettivo è quello di fare informazione e credo che lo abbiamo parzialmene raggiunto, nonostante i comportamenti ostativi di certa stampa, che preferisce dedicare i propri spazi (pagati dai lettori e con finanziamento pubblico), alla sponsorizzazione di impianti industriali.
    Cordiali saluti
    G. J. Morici

  35. La replica non è mia, ma a firma di Orazio Guarraci.
    A quanto pare non sono l’unico ad essere favorevole all’impianto…

    Presto le risponderò in forma più dettagliata.

    Cordialmente

  36. Noto purtroppo come non mi ero sbagliato nel definire precostituiti i Vostri interventi. Riportate infatti sulla prima pagina del blog l’intervento di Guarraci, tratto da agrigentonotizie, ma non la mia replica, anche essa pubblicata sullo stesso sito. La invito a leggere il post di Guarraci sul sito lavalledeitempli.net (sotto la voce rigassificatore), le risposte date dal sottoscritto all’ex sindaco, il quale non ha più replicato. Forse dedicando più tempo a vedere i filmati e le notizie da me pubblicate sul sito, potrebbe scoprire realtà ben diverse da quelle notiziate dalla stampa. Ma forse questo a Lei non interessa… A Lei certamente poco importa se quanto dichiarato da organi di stampa faziosi non corrisponda a verità, poco le importa del “muro di silenzio” imposto con metodi poco deontologici, poco importa se sindacalisti che ieri contestavano l’impianto perchè avrebbe prodotto solo miseria, oggi sono i paladini del rigassificatore e la stessa cosa potremmo dirla per politici e rappresentanti di aassociazioni. Fortunatamente, grazie a filmati, foto e notizie da noi riportate, sono sempre di più gli agrigentini (e non solo), che cominciano a chiedersi da quale parte stia la verità. Continueremo a dare le nostre smentite e a documentarle. Sappiamo bene con quali poteri forti ci stiamo scontrando e le ripercussioni alle quali andiamo e andremo incontro. Potranno impedirci di comunicare a mezzo stampa, denigrarci, delegittimarci, ma non potranno impedire la comunicazione diretta con la popolazione, la comunicazione web, i volantini e i manifesti (anche se in quella patria di democrazia e legalità che è Porto Empedocle, i nostri manifesti con tassa pagata, sono stati affissi con giorni di ritardo e rimossi subito allo scadere del termine). Non ci lasciamo intimidire da questi atteggiamenti, che in altri casi sono stati solo il preludio di azioni ancor più vili… Per una questione di correttezza, in futuro dedichi lo stesso spazio alle repliche…
    G . J. Morici

  37. Fatta premessa che non ho mai confuso un rigassificatore con un gasdotto, gradirei sapere come verrà collegarto l’impianto empedoclino con la rete nazionale. Perchè non lo spiegate ai cittadini? Cosè un gasdotto? Secondo Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gasdotto – Quando c’è la necessità di trasportare via superficie dei grossi quantitativi di petrolio e gas, il trasporto tramite condotte (oleodotti e gasdotti) è sicuramente il metodo migliore; confrontato al prezzo del trasporto ferroviario offre un costo unitario molto minore e contemporaneamente una maggiore capacità. Se pur tecnicamente possibile, la posa di condotte sottomarine ha tuttora dei costi molto elevati, infatti, nel caso ci siano da superare gli oceani, alle condotte viene tuttora preferito il trasporto con le petroliere.

    Di norma gli oleodotti sono composti di tubi di acciaio dal diametro variabile tra i 30 e i 120 cm, se possibile posati in superficie per agevolarne le ispezioni. Il liquido viene incanalato a mezzo pompe che imprimono al flusso una velocità variabile tra 1 e 6 metri al secondo.
    Malauguratamente il tipo di merce trasportata attraverso i gasdotti e gli oleodotti è particolarmente pericolosa, infatti negli anni si sono dovuti registrare alcuni pericolosi incidenti:

    Il 4 giugno 1989 vicino a Ufa in Russia, esplode una conduttura di GPL causando 645 morti.
    il 17 ottobre 1998 a Jesse in Nigeria esplode una conduttura di Petrolio causando circa 1200 morti.
    il 30 luglio 2004 incidente al più grosso gasdotto a Ghilsenghien in Belgio poco distante da Bruxelles, 23 deceduti.
    Provate a spiegarlo Voi a Guarraci, forse vi capirà…

  38. Questo non è un organo di stampa, che deve riportare tutti gli interventi (molti interventi, pro e contro, non hanno trovato spazio in queste pagine).
    Pubblico quelle notizie che reputo utili, lascio aperta la possibilità di critica (lei ha sempre potuto scrivere quello che ha voluto), rispondo alle osservazioni sollevate.
    Chi leggerà valuterà se sono più ragionevoli le mie posizioni, con critiche e repliche, o le vostre…

  39. Mi ha convinto! Il Gasdotto è pericolossisimo!
    Chiudiamo tutti quelli che attualmente riforniscono l’Italia (intendo tutta la rete nazionale che percorre anche le nostre città), chiudiamo le centrali elettriche a metano (utilizziamo carbone o petrolio), cuciniamo e riscaldiamoci con la legna (bisognerà tagiare qualche albero…).
    C’è qualcosa che proprio non mi torna…

  40. Ha ragione Lei. La soluzione giusta, potrebbe essere quella di creare più rigassificatori all’interno dei centri abitati e collegarli tramite gasdotti di grande portata, che attraversino le vie principali, nella speranza che una serie di esplosioni a catena risolva definitivamente i problemi di un popolo mantenuto nella miseria e utilizzato come bacino di voti nelle campagne elettorali. Credo che un minimo di buon senso, sconsiglierebbe la realizzazione di un rigassificatore a poche centinaia di metri dall’abitato, ma questo è il sud del sud, dove tutto è possibile…

  41. Interessante quanto pubblicato sul giornale La Sicilia di oggi. “Perché costruire in impianto in Sicilia, quando la domanda maggiore è proprio nel Nord? un quesito importante che svela le vere lacune del sistema Italia. <> sostiene Giuseppe Luzzio, amministratore delegato di Nuove Energie, società completamente controllata dall’Enel. Ma quando si calcola la ricaduta dell’operazione, sul costo della bolletta del gas e dell’elettricità le cose cambiano. <>. afferma Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. <>. Insomma, i terminali sono impianti industriali e non sono belli. Il rischio inquinamento? Basso. E del resto bisogna pur costruirli da qualche parte…” Questo spiega perchè la scelta è ricaduta su Porto Empedocle. Dopo quanto affermato da Davide Tabarelli, in merito alla difficoltà di reperire aree idonee e lontane da centri abitati nel Nord del Paese, non possiamo che prendere atto di come i 17.123 abitanti di Porto Empedocle, più i circa 60.000 abitanti di Agrigento, per questi “nuovi colonizzatori” valgano meno degli animali. Non si capisce diversamente, come mai la considerazione fatta per le aree densamente abitate di altre regioni, non valga per Porto Empedocle che dovrebbe consentire la realizzazione del rigassificatore a meno di un chilometro dal centro abitato. E’ necessario chiedersi: se per il mondo imprenditoriale, questi 77.000 abitanti possono essere paragonati ad animali da macello, è mai possibile che la classe politica locale abbia la stessa considerazione dei propri concittadini? Evidentemente sì!
    G. J. Morici


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