Confronto col Comitato pro referendum

13 settembre 2007 alle 02:09 | Pubblicato su Commenti, Gian Morici, referendum, spunti di riflessione | 8 commenti

Il Sig. Morici, cofondatore del Comitato pro referendum – No rigassificatore, ha lasciato un commento al post che ho scritto sul mio blog circa la vicenda del referendum sull’impianto di rigassificazione a Porto Empedocle. Scrivo qui la risposta anche per chiarire meglio acuni aspetti sollevati dal commento.

Naturalmente il rigassificatore non è la panacea di tutti i mali, ma l’investimento che l’Azienda deve fare per l’impianto può avere ripercussioni positive sull’economia del territorio e di tutta la nazione.

Il 60% dell’energia elettrica prodotta in Italia deriva dal metano, che serve anche al riscaldamento, come far fronte alla crescente richiesta di energia elettrica e quindi di metano? Credo che bruciare carbone o petrolio non sia la soluzione ambientale preferibile, ma sarà quella necessaria senza l’opportuno approvigionamento di metano grazie ai rigassificatori. Le vicende degli ultimi anni dimostrano infatti che non differenziare le fonti di approvigionamento fa aumentare il prezzo del metano in caso di fibrillazioni nei paesi produttori.

Ma perchè proprio a Porto Empedocle?

Non conosco le specifiche tecniche del progetto, posso immaginare che la posizione strategica del porto di Porto Empedocle, affacciato sul Mar Mediterraneo, e la disponibilità di un’area sufficientemente estesa abbiamo fatto pensare al sito dell’area industriale. Un’area che è già industriale .

Quello che mi ha convinto della posizione ideologica del Comitato No rigassificatore è che i problemi che si prospettano sembrano nascere oggi e non quando, ad esempio, si è deciso di rubare al mare decine di metri quadrati con il riempimento nel quale, oggi, è istallato anche l’impianto di dissalazione. Una simile opera non ha ripercussioni sull’erosione della costa? E perchè una tale propaganda non è stata fatta prima? L’allungamento del molo sarà solo un’inezia di fronte alla superfice rubata al mare in questi anni.

Resto comunque del parere che delle infrastrutture vadano costruite, anche correndo dei rischi, commisurabili ai benefici, come l’ampliamento del porto di Porto Empedocle. Avere a disposizione il tesoro della Valle dei Templi (che qui entra in gioco solo in quanto attrazione turistica e non in quanto minacciata direttamente dall’impianto) e non mettere in essere le strutture che possano accogliere i turisti disposti a spendere per visitarla significa non averla e non condividere con l’umanità un tale patrimonio.

E qui veniamo alla minaccia di cancellazione della Valle dei templi dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità stilata dall’UNESCO. Forse chi ha palesato questa possibilità non conosceva bene la questione e immaginava che l’impianto sarebbe stato costruito a ridosso del posto di ristoro nel cuore del parco archeologico. Evidentemente un impianto costruito a molti km dal parco e da quest’ultimo completamente invisibile non può compromettere la bellezza del sito. Ma se, nonostante queste evidenze di buon senso, cancellassero la valle dalla lista – mi permetto qui di essere un po provocatorio – ce ne potremmo strafottere: la Valle dei Templi resterà comunque una meraviglia e anzi dovremo lavorare di più perchè sia conosciuta in tutto il mondo, magari andando a cercare i turisti nei loro paesi. La Valle e il parco paesaggistico non hanno bisogno di certificazioni, sono un patrimonio per il fatto che esistono! E possono essere patrimonio dell’umanità se l’umanità è facilitata nella fruizione del bene. Avere un sito col bollino e non avere chi lo visiti è un controsenso.

Se ostacoli insormontabili si mettono all’impianto di rigassificazione, sono ostacoli che si pongono anche ad ogni sviluppo turistico del porto di Porto Empedocle. La possibile erosione della costa potrebbe esserci anche per la costruzione del molo esclusivamente a scopo turistico.

Vorrei qui ribadire che la mia avversione al referendum è giustificata dal fatto che la questione sia da valutare, da una parte, dal lato tecnico e quindi i tecnici (politici, enti, università) devono risolvera, d’altra parte è una questione che suscita parecchie emozioni. La popolazione chiamata al referendum non sarà mai in grado di conoscere, capire e apprezzare il progetto (non solo nell’interesse locale, ma anche nazionale) al punto da sopire il forte impatto emotivo che certa parte della cittadinanza illuminata solleva.

Per quale ragione in tutte le città italiane interessate da progetti analoghi, associazioni, sindacati, prtiti politici e popolazione, li hanno osteggiati? Se realmente fossero la panacea di tutti i mali, saremmo noi gli unici geni ad averlo capito?

La storia italiana dimostra che siamo stati talmente geni che a fronte di un forte impatto emotivo, l’incidente di Cernobil, abbiamo rinunciato al nucleare, perdendo i soldi degli investimenti già fatti, i soldi dovuti al prezzo più elevato dell’energia elettrica e avendo la stessa possibilità di inquinamento da radiazioni visto che le centrali nucleari funzionano a pieno regine appena oltre le Alpi.

Vogliamo oggi perdere anche questa occasione? No. Non dobbiamo perderla e anzi dobbiamo guadagnarci!

Resto disponibile ad ogni confronto basato su argomentazioni razionali e che eviti di sollevare paure e fantasmi che non aiutano a capire e distolgono l’attenzione dai dati concreti.

GN

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8 commenti »

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  1. Sono totalmente d’accordo con gli autori di questo sito, favorevole al rigassificatore. Come al solito andiamo avanti all’italiana, creandoci paure inesistenti e aggrappandoci ai vecchi sistemi considerati sicuri….ma siamo davvero così sicuri che non scoppino adesso le condutture di gas metano che arrivano nelle nostre case?Dobbiamo affidarci alla tecnologia che avanza, altrimenti saremo sempre due, tre, quattro passi indietro rispetto agli altri Paesi europei. Forza Agrigento, esci il coraggio e lo spirito di iniziativa che già 2000 anni fa ci invidiavano tutti i popoli del mediterraneo!

  2. La scelta di costruire un rigassificatore, è anacronistica poichè la rigassificazione può oggi avvenire direttamenta a bordo delle metaniere. La scelta di Porto Empedocle, non è stata fatta in virtù della sua posizione geografica, tanto è che si tenta di relizzarne 15 in tutta Italia. Il gas prodotta serve alle industrie del nord, alle quali già forniamo l’80% dell’energia prodotta in Sicilia. Ai consumatori del nord, il gas prodotto da noi costerà qualcosa in più, ma poichè nessuno vuole i rigassificatori nel nord-Italia, l’unica soluzione è realizzarli da noi. Non esiste un indotto derivato dalla catena delo freddo e lo dimostra il fatto che su 54 rigassificatori al mondo, solo in Giappone vengono utilizzate le frigorie prodotte. Perchè non le hanno utilizzate a La Spezia dove un impianto esiste già? Non abbiamo industrie conserviere o di trasformazione che potrebbero utilizzare la piattaforma del freddo. La presenza di 150 metaniere anno a Porto Empedocle, non favorirà lo sviluppo del porto. Gli errori commessi in passato (ASI, porticciolo e moli) non possono giustificare il proseguo dei medesimi. A cosa servirebbe l’esperienza? La distanza minima dall’abitato, è per legge superiore a quella prevista dal progetto di Nuove Energie. La distanza dal Parco, non è di svariati chilometri. Basta guardare tramite Google la posione degli altri rigassificatori, per rendersi conto che nessuno di essi si trova a poche centinaia di metri da asili e centri abitati, a differenza di quanto si vorrebbe realizzare ad Agrigento. Queste sono solo alcune delle ragioni che ci spingono a non essere favorevoli all’impianto. Sono comunque disponibile da un confronto sulla tematica, meglio se pubblico, affinchè ognuno di noi possa dare il proprio contributo all’informazione della popolazione. Voglio ricordare, come la stessa normativa europea e nazionale, prevede che la popolazione debba essere informata e poter esprimere il proprio parere. Purtroppo a Porto Empedocle, l’informazione ha potuto farla solo chi aveva soldi da spendere e interesse a farlo e quelli non siamo certamente noi. Sono certo che Vi sarà gradita l’occasione di poterci confrontare pubblicamente nell’interesse della popolazione agrigentina e affinchè vengano chiariti una volta per tutte gli aspetti positivi e quelli negativi che comportano tali impianti.

  3. Mi viene un dubbio: se il progetto non rispetta i termini di legge non basterebbe una denuncia, un ricorso, una qualunque azione che faccia decidere un arbitro terzo, con le competenze tecniche per decidere?
    Chiamare ad arbitro la cittadinanza incompetente in materia giuridica e tecnica è, dal mio punto di vista, un atteggiamento assurdo nonché dispendioso di tempo e risorse economiche.

    Per l’indotto del freddo basterebbe il pesce pescato, senza contare la frutta.

    La popolazione ha tutto il diritto di essere informata, ma continuare a presentare tragedie non aiuterà.
    Resto del parere che in vista di un possibile sviluppo, è possibile correre dei rischi.

    Il confronto pubblico lo stiamo già facendo, e credo che questa forma permetta una maggiore riflessione sulle affermazioni che facciamo. Lanciare slogan di fronte ad una platea tecnicamente impreparata a comprendere la questione rischia di suscitare solo forti emozioni di paura e perplessità. Sull’onda delle emozioni vince la paura

  4. Per aumentare il pubblico che legga questo nostro confronto la invito a segnalare sul suo sito questo blog. Il vostro qui è segnalato da tempo.

  5. Vorrei ricordarLe, che purtroppo i tempi della giustizia nel nostro paese, sono spesso così lunghi da non riuscire ad evutare il danno. Una denuncia non può impedire la realizzazione di un progetto, tranne che non sia dimostrato che ciò rappresenti reato. L’iter amministrativo, è cosa ben diversa, anche se a tal proposito, tengo a precisare che sulla vicenda ho già presentato più esposti, avendo ritenuto opportuno investire l’Organo Inquirente, affinchè possa accertare se sussistono responsabilità di carattere penale nella mancata applicazione di talune prescrizioni di legge. Le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale Interlandi, in merito al rigassificatore da realizzare nella zona industriale di Augusta, dovrebbero indurre a maggiori riflessioni sull’impianto di Porto Empedocle.
    “Costruire un impianto del genere in una zona industriale piena di raffinerie – secondo la Interlandi – significa posizionare un congegno ad orologeria che,in caso di incendi negli impianti petrolchimici, cosa che si verifica frequentemente, produrrebbe conseguenze devastanti in un’area che va da Catania a Ragusa”.
    L’assessore regionale sottolinea inoltre:
    “E’ impensabile che un’opera capace di incidere in maniera cosi’ problematica nella vita della popolazione locale, possa essere imposta dall’alto, contro la volonta’, peraltro espressa in maniera plebiscitaria nel referendum, dalle popolazioni stesse”.
    Seppure gli agrigentini non hanno ancora avuto modo di esprimere il proprio parere, va evidenziato come anche in questo caso la scelta venga imposta dall’alto.
    Ci chiediamo w chiediamo a chi di competenza, organi giudiziari compresi: e’ possibile che valutazioni sulla vocazione turistica del territorio, sulle conseguenze di eventuali incidenti e sulla volonta’ dei cittadini, valgano solo per Augusta e non per Porto Empedocle?
    Cosa spinge i deputati regionali a considerazioni tanto diverse?
    Si puo’ parlare di vocazione turistica di Augusta e disconoscere quella di Agrigento e della Valle dei Templi?
    Inserirò al più presto il Vostro blog, affinchè i cittadini possano avere sempre più le idee chiare in merito a questo impianto.

  6. Il territorio di Agrigento è pieno di opere incompiute fermate con una denuncia, una si vede proprio dalla zona del riempimento. Basta una denuncia (ben motivata e circostanziata) per bloccare qualunque cosa.

    Ho commentato in un altro post l’intervento dell’assessore Interlandi.

    Perchè se eleggiamo democraticamente delle persone a rappresentare i nostri interessi, le loro decisioni sono imposte dall’alto? C’è qualcosa che proprio non capisco.

  7. Prima di continuare questo nostro confronto, vorrei capire se quanto da Lei affermato è frutto di un accurato studio delle problematiche inerenti l’impianto o solo di generiche opinioni in merito. Le chiedo pertanto:
    1) è vero che la legge Seveso prevede che questo tipo di impianti non possa essere realizzato in prossimità di centri abitati?
    2) è vero che “le popolazioni interessate” devono essere informate e poter esprimere il proprio parere?
    3) è vero o falso che l’impianto immetterebbe in mare dalle 20 alle 30 tonnellate di cloro attivo l’anno?
    4) esistono studi che attestano la pericolosità di questi impianti e se si quali?
    5) conosce gli incidenti accaduti nella filiera del GNL?
    6) è a conoscenza del fatto che oggi è possibile rigassificare a bordo delle metaniere?
    I tre pilastri della democrazia ambientale costituiscono non solo gli obiettivi della Convenzione ma anche e soprattutto gli strumenti per il raggiungimento dello scopo ultimo di contribuire alla tutela del diritto, spettante a ciascun individuo delle generazioni attuali e future, di vivere in un ambiente adeguato per la propria salute ed il proprio benessere. A tal fine la Convenzione richiede ai governi di intervenire in tre settori:
    1. Garantire ai cittadini l’accesso alle informazioni ambientali.
    La Convenzione distingue tra il diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di cui fanno richiesta e il dovere delle autorità pubbliche di divulgare tali informazioni.
    Ciò implica che:
    · le autorità siano effettivamente in possesso dei documenti
    · le informazioni siano aggiornate ed affidabili, rilasciate in termini ragionevoli e senza costi onerosi.
    Il rifiuto è ammissibile solo in alcuni casi (richiesta abusiva, generica, relativa a un documento in corso di elaborazione o non posseduto) o per alcuni motivi (tutela del segreto delle deliberazioni delle pubbliche autorità, della difesa nazionale, della pubblica sicurezza, del buon funzionamento della giustizia, del segreto commerciale/industriale, dei diritti di proprietà, del carattere confidenziale dei documenti). La divulgazione delle informazioni richiede un ruolo attivo e comunicativo delle istituzioni: deve essere effettuata nel rispetto del principio dell’immediatezza e tradursi nella creazione di reti automatizzate delle informazioni.
    2. Favorire la partecipazione dei cittadini alle attività decisionali che possano avere effetti sull’ambiente.
    La Convenzione stabilisce il diritto, per il pubblico interessato, di partecipare ai processi decisionali relativi all’autorizzazione di determinate attività, per lo più di natura industriale, aventi impatto ambientale significativo, nonché all’elaborazione di piani, programmi, politiche e atti normativi adottati dalle autorità pubbliche. Agli interessati deve essere garantita la possibilità di presentare osservazioni, di cui le autorità pubbliche devono tener conto.
    L’articolo 6, che assicura la partecipazione nella procedura di autorizzazione di talune attività specifiche, trova generalmente attuazione nell’ambito delle procedure d’impatto ambientale, che prevedono meccanismi di consultazione delle comunità locali.
    Gli articoli 7 e 8 della Convenzione di Aarhus, che attribuiscono ai cittadini il diritto di partecipare nella fase di elaborazione di piani, programmi, politiche e atti normativi adottati dalle pubbliche autorità, sono formulate in modo molto generico e richiedono dunque di essere ulteriormente sviluppate e definite in dettaglio. Nell’ambito della Convenzione di Espoo sulla valutazione d’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero, si sta lavorando alla preparazione di un Protocollo sulla “Valutazione Ambientale Strategica” (VAS), che fissi una procedura per la valutazione degli effetti che piani programmi, politiche e atti normativi possono avere sull’ambiente.
    Dal momento che la procedura VAS comporta profili di partecipazione e consultazione dei cittadini si è ritenuto che il Protocollo VAS fosse lo strumento appropriato per dare attuazione ulteriore agli art.7 e 8 della Convenzione di Aarhus.
    Il gruppo di lavoro per la preparazione di questo Protocollo ha cominciato a lavorare nel maggio 2001, con la partecipazione degli esperti della Convenzione di Aarhus. Dovrebbe essere ultimato, secondo le previsioni, nel maggio 2003.
    3. Estendere le condizioni per l’accesso alla giustizia.
    I cittadini potranno ricorrere a procedure di revisione amministrativa e giurisdizionale qualora essi ritengano violati i propri diritti in materia di accesso all’informazione o di partecipazione o anche per denunciare la violazione della normativa ambientale da parte di soggetti pubblici e privati. Se quanto da Voi espresso in merito all’impianto de quo, è frutto di approfonditi studi di carattere ambientale e normativo, nonchè accurate analisi di sviluppo socio-economico, ritengo indispensabile un momento di confronto pubblico (anche televisivo), che consenta ai cittadini di approfondire la conoscenza della materia, sentendo le ragioni di quanti hanno opinioni diverse in merito e potendo così trarre le proprie conclusioni. Interventi troppo generici, non chiariscono i tanti dubbi che ognuno di noi può avere e non contribuiscono alla ricerca delle soluzioni. Confrontiamoci sulle normative, sui problemi ambientali, sulle ipotesi di sviluppo economico, sulla pianificazione dell’utilizzo delle risorse,ma facciamolo basando le nostre opinioni su dati e fatti concreti.

  8. […] at 11:19 pm | In Commenti, Gian Morici, referendum, spunti di riflessione | Sono convinto che il commento lasciato dal sig. Morici, molto argomentato e specialistico, sia la perfetta dimostrazione di quanto sostengo da […]


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